di Céline Camoin
Secondo il Rule of Law Index 2025 del World Justice Project, la maggior parte delle nazioni africane mostra un preoccupante indebolimento delle istituzioni, minate da autoritarismo e scarsa trasparenza. Solo pochi Paesi, come Senegal e Sierra Leone, segnano un’inversione di tendenza positiva.
La maggioranza delle nazioni africane sta scivolando verso una situazione di maggiore fragilità istituzionale: in base a uno studio condotto su 38 Paesi, 28 hanno fatto registrare un calo nello stato di diritto, alimentato da dinamiche allarmanti, tra cui l’aumento dell’autoritarismo, la progressiva riduzione dello spazio civico e l’indebolimento dell’indipendenza giudiziaria.
L’analisi è contenuta nell’ultima edizione del World Justice Project (Wjp) Rule of Law Index 2025. Lo stato di diritto vi è definito come un sistema duraturo di leggi, istituzioni, norme e impegno della comunità che realizza quattro principi universali: responsabilità, diritto giusto, governo aperto e giustizia accessibile e imparziale.
In Africa, le flessioni più marcate sono state registrate in nazioni come il Sudan, che ha subito il calo percentuale più drastico (-4,4%), il Mozambico (-3,9%) e il Togo (-2,9%), dove sono segnalate significative regressioni istituzionali. La causa principale di questa debolezza risiede nel deterioramento dei controlli sui poteri governativi, nella minore trasparenza e nell’interferenza politica nei sistemi giudiziari.
Nonostante il quadro generale in peggioramento, un gruppo di otto Paesi africani sfida la tendenza globale. Tra i Paesi che hanno compiuto i passi avanti più robusti si distinguono il Senegal (+1,6%) e la Sierra Leone (+1,4%), che gli autori del rapporto definiscono esempi incoraggianti di inversione di rotta in un continente in cui le sfide alla governance rimangono acute.
Per il quarto anno consecutivo, il Ruanda mantiene la vetta della classifica africana, posizionandosi al 39° posto a livello mondiale con un solido punteggio complessivo di 0,63 su un massimo di 1,0. Il Paese si distingue in particolare per l’ordine e la sicurezza (con un punteggio di 0,85) e l’assenza di corruzione (0,69). A seguire ci sono nazioni come la Namibia (45° a livello globale, con 0,61), Mauritius (47°), e il Botswana (50°), quest’ultimo tra i Paesi che hanno fatto registrare il miglioramento più significativo nell’ultimo anno (+1%).

In fondo alla classifica africana, riflettendo contesti di estrema instabilità, si trovano il Sudan e la Repubblica Democratica del Congo, posizionati tra gli ultimi a livello globale per aderenza allo stato di diritto.
Lo stato di diritto, sottolinea l’Indice, è il fondamento della pace, della giustizia, dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile. Da un punto di vista globale, l’edizione 2025 del Rule of Law Index del Wjp mostra che questo fondamento è sottoposto a crescenti pressioni. La timida ripresa osservata negli ultimi anni ha subito una brusca inversione di tendenza: la recessione globale dello stato di diritto si sta aggravando. Le pratiche autoritarie sono in aumento, erodendo i sistemi di controllo e di bilanciamento e restringendo lo spazio civico. Costruire istituzioni resilienti richiede anni; smantellarle può avvenire rapidamente, con conseguenze durature. Al primo posto della classifica mondiale c’è la Danimarca, all’ultimo, il Venezuela (su 143 Paesi analizzati).

“I risultati di quest’anno sono preoccupanti. Lo stato di diritto è nuovamente diminuito nella maggior parte dei Paesi, con il 68% che ha registrato perdite. Le principali garanzie contro l’eccesso di potere esecutivo si sono indebolite, comprese le misure di controllo del potere governativo e dell’indipendenza della magistratura. Lo spazio civico si è deteriorato in oltre il 70% dei Paesi, limitando la libertà di espressione e di partecipazione”, si legge nell’introduzione dell’Indice.
Il World Justice Project è un’organizzazione internazionale, indipendente e multidisciplinare, senza scopo di lucro, fondata nel 2006. La sua missione fondamentale è promuovere lo stato di diritto in tutto il mondo.



