a cura di Stefania Ragusa
Non c’è nulla di scontato nell’esistenza di questo libro: è un atto di sopravvivenza, un grido, una preghiera. Hanno ucciso habibi di Shrouq Aila (Wetlands, 2025, pp. 144, €16) nasce nel pieno della distruzione di Gaza. Dopo l’uccisione del marito — anche lui giornalista — il 23 ottobre 2023, «nel sedicesimo giorno del genocidio», Aila rimane sola con la figlia Dania, tre anni. Tutto sembra crollarle intorno; lei però continua a scrivere. Ne sortisce un testo che è insieme una testimonianza e una lettera d’amore per il marito scomparso. Habibi in arabo vuol dire amore.
Il volume esce nella collana Afterwords di Wetlands, diretta dalla scrittrice etiope Maaza Mengiste, autrice di Lo sguardo del leone e Il re ombra. Dedicata alle voci più innovative dell’Africa e dell’afrodiscendenza, la collana eccezionalmente ne accoglie qui una palestinese: perché la letteratura della resistenza, come l’amore e il dolore, non conosce confini.
Nella postfazione, Mengiste adotta una tecnica a lei cara, già centrale ne Il re ombra: partire dalle fotografie per evocare tutto ciò che resta fuori dall’immagine ma è indispensabile per coglierne il senso. Tre le foto scelte dall’Instagram dell’autrice: “Habibi”, con Dania piccolissima; Shrouq e ancora Dania, poco più grande, accanto a una tenda Unicef; infine Shrouq, da sola, cronista tra le macerie. Da queste figure Mengiste fa emergere la persistenza dell’umano. «Il miracolo di questo libro», scrive, «è il fatto stesso che esista».
E davvero questo libro è un miracolo. Nel suo racconto, Shrouq Aila non si limita a sopravvivere: trasforma la perdita in linguaggio e la memoria in resistenza. È la prova che anche nel dolore più cupo, è possibile alzarsi e dire: io sono viva.

Hanno ucciso habibi di Shrouq Aila (Wetlands, 2025, pp. 144, €16).



