Il “compito” di Salima Mukasanga, la prima arbitra africana ai Mondiali

di claudia
Salima Mukasanga

di Claudia Volonterio

Una delle novità dei mondiali di calcio appena iniziati in Qatar è la presenza, per la prima volta in novantadue anni, di tre arbitre donne. Una di loro è la ruandese Salima Mukasanga, che si è recentemente distinta anche alla Olimpiadi di Tokyo e all’inizio di quest’anno, quando è diventata la prima donna a dirigere una partita della Coppa d’Africa maschile. La sua presenza in Qatar è simbolica e di grande valore per il continente. Salima ieri sera è infatti diventata la prima africana ad arbitrare una partita del mondiale di calcio. Un “compito” che lei ha preso molto sul serio, con la speranza di essere da esempio, la capofila che aprirà la porta a tante altre donne.

Salima Mukasanga ha solo 34 anni, ma ha già una grande carriera come arbitro ormai avviata verso i primi grandi successi. L’ultimo la vede protagonista dell’evento sportivo del momento, i Mondiali di Calcio che si stanno svolgendo in Qatar con delle novità importanti per l’Africa: per la prima volta le squadre africane che partecipano ai Mondiali di calcio sono tutte allenate da coach africani.

Salima è una delle tre donne, insieme alla francese Stephanie Frappart, la giapponese Yoshimi Yamashita ad arbitrare questa Coppa del Mondo, ed è la prima volta nella storia dei mondiali che questo ruolo si è aperto anche alle donne. Conquistato questo spazio importante, Salima Mukasanga, ruandese, è la prima donna africana arbitro che terrà le fila di alcune partite che si giocheranno in Qatar. La prima è avvenuta ieri sera. La 34enne ha servito da quarto direttore di gara nella partita tra i campioni del mondo in carica della Francia e Australia, supportando l’arbitro sudafricano Victor Gomes, e gli assistenti Zakhele Siwela e Souru Phatšoane, rispettivamente del Sudafrica e del Lesotho.

“È un onore e un privilegio perché non è mai successo prima”, ha commentato Mukansanga a BBC Sport Africa. “Sono la prima e aprirò la porta ad altre donne, specialmente in Africa. “Porto un grande carico sulle spalle e devo rappresentarlo al meglio, così che le altre donne possano vedere che la porta è aperta e anche loro possono attraversarla. Le opportunità ci sono e sta a noi coglierle e farle fiorire”, ha aggiunto l’arbitra ruandese.

Salima Mukasanga

Salima ha subito il fascino dell’arbitraggio quando era ancora una bambina. Guardando le partite si era accorta di come gli arbitri avessero un ruolo fondamentale e decisivo per il gioco, potendo in un momento cambiare tutte le carte in tavola. Ha iniziato ad allenarsi come arbitro alle scuole superiori: “È stato molto difficile – racconta alla BBC – Quando si leggono le regole del gioco, è facile da capire, ma dentro il campo di gioco è tutta un’altra cosa”. Oltretutto è stata rifiutata dalla federazione ruandese arbitri (Ferwafa) perché troppo giovane. Non si è però arresa. Ci ha riprovato e ha finalmente compiuto il primo passo che avrebbe fatto decollare la sua carriera.

La sua tenacia e determinazione l’ha portata dall’arbitraggio delle partite di campionato maschile in Ruanda, alla Women’s Nations Cup 2016, alla Women’s World Cup 2019 e alle Olimpiadi di Tokyo.

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