I primi 40 anni della October Gallery

di Diego Fiore
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Quarant’anni fa apriva i battenti a Londra uno spazio artistico con una mission rivoluzionaria: ospitare interconnessioni creative d’avanguardia, di tutti i generi e da tutti i continenti, ma in particolare dalle periferie del mondo. L’October Gallery ha avuto un ruolo fondamentale nella promozione dell’arte contemporanea africana in Occidente, sdoganandola dall’orizzonte primitivista e naïf a cui anche la famigerata esposizione Magiciens de la Terre (1989) sembrava volerla confinare.

Il genetliaco è stato festeggiato con la pubblicazione del volume Dream no small dream, che ricostruisce i passaggi essenziali della storia della galleria e dà contezza delle tante mostre, che in molti casi hanno coinciso con la “scoperta” europea di artisti straordinari. Per esempio El Anatsui. Nel 1993, Elisabeth Lalouscheck, attuale direttrice artistica, vide per la prima volta i suoi lavori grazie al docufilm Nigerian Art: Kindred Spirit (oggi disponibile su YouTube) e si attivò immediatamente per contattarlo. Non c’era internet, la comunicazione con l’Africa era avventurosa, ma nel 1995 il grande scultore ghanese-nigeriano, che oggi ha raggiunto quotazioni milionarie, esponeva per la prima volta a Londra. Tre anni dopo, consapevole di come l’assenza di materiale documentale penalizzasse gli artisti africani, Lalouscheck realizzò la monografia (oggi diventata un libro raro) El Anatsui: A Sculpted History of Africa. Molti altri nomi illustri sono passati dalla October Gallery: da Romual Hazoumé a Nenna Okore, da James Barnor al nostro Daniele Tamagni. Molte sfide sono state raccolte e superate. Altre si profilano. I secondi quarant’anni sono appena incominciati.

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