Circa 350 famiglie hanno percorso a piedi quasi 50 chilometri in quattro giorni per fuggire dalla città assediata di El Fasher, nel Darfur settentrionale, e sono arrivate a Tawila in condizioni estremamente difficili. Lo riferisce l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha).
Secondo l’agenzia, tra i nuovi sfollati ci sono in gran parte donne, bambini e anziani, alcuni dei quali feriti durante il viaggio. Sono giunti tra domenica e lunedì a Tawila, dove già si trovano oltre 600.000 persone costrette a lasciare El Fasher e le aree circostanti.
Ocha ha aggiunto che decine di giovani uomini che erano partiti con il gruppo risultano dispersi e che la violenza crescente sta aggravando una crisi umanitaria già devastante. Le Nazioni Unite e i loro partner stanno intensificando gli interventi “dove l’accesso lo consente”, ha spiegato l’agenzia.
“I nuovi arrivati hanno ricevuto cibo, acqua e cure mediche di base, ma i bisogni superano di gran lunga le risorse disponibili”, ha affermato Ocha, sottolineando che molte famiglie sfollate non dispongono di ripari, alimenti sufficienti né acqua potabile. L’ufficio sta coordinando gli sforzi con autorità locali, donatori e organizzazioni partner per mobilitare ulteriori risorse e supporto.
L’agenzia ha denunciato che i civili continuano a essere presi di mira ad El Fasher, dove lunedì un intenso bombardamento ha colpito le zone centrali della città, tra le più densamente popolate. Le autorità locali stimano che oltre 109.000 persone siano state sfollate in 127 siti dell’area urbana, molte delle quali senza accesso a cibo, acqua o cure mediche.
Nelle località di As Serief e Kernoi, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha segnalato circa 10.000 nuovi sfollati solo domenica, fuggiti a causa del peggioramento della sicurezza. La maggior parte si è rifugiata in zone limitrofe.
Ocha ha inoltre riferito che droni hanno colpito martedì all’alba l’aeroporto internazionale di Khartoum, a poche ore dalla prevista riapertura ai voli domestici per la prima volta dall’inizio del conflitto, nell’aprile 2023.
Le Nazioni Unite hanno ribadito l’appello del segretario generale Antonio Guterres a un cessate il fuoco immediato, alla protezione dei civili e delle infrastrutture e a un accesso umanitario senza ostacoli per raggiungere tutte le persone in bisogno.



