Elezioni in Camerun, l’arcivescovo di Douala: “Il nostro Paese è malato”

di claudia

“Il nostro Paese è malato. I leader sembrano non sapere più cosa fare, la loro ostinazione nel gestire lo Stato è preoccupante”. Parole dure, queste ultime, contenute nella lettera pastorale che monsignor Samuel Kleda, arcivescovo metropolita di Douala, ha distribuito nella sua diocesi, in occasione dell’ultima messa domenicale. Tema del discorso: “il clima sociale alla vigilia delle elezioni” in Camerun.

Il prelato ritiene che la democrazia nel Paese sia “viziata dalla violenza istituzionale, dalle intimidazioni, dall’assenza di trasparenza, di verità e di giustizia”. Ed è moralmente inaccettabile, scrive, “organizzare elezioni i cui risultati sono noti in anticipo, decisi da un pugno di individui […] e che la convalida dei candidati sia circondata da sospetti e polemiche”.

Il riferimento è all’estromissione di oltre 30 candidati dalle elezioni presidenziali che si terranno a ottobre. L’escluso più eccellente è Maurice Kamto, lo sfidante più accreditato del presidente di lunga data Paul Biya.

Kleda aveva già colpito l’opinione pubblica a Natale quando aveva dichiarato all’emittente francese Rfi che una nuova candidatura di Biya, a 92 anni, per un ottavo mandato non era “realistica”. Domenica, nonostante il pessimismo di fondo della lettera, l’arcivescovo ha invitato i fedeli a non scoraggiarsi e a esplorare “nuove vie per salvare il Paese”. 

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