“Crimini di guerra e impunità in Sudan”, la dura accusa della Corte penale internazionale

di claudia

Esistono “fondati motivi per ritenere che nella regione del Darfur, in Sudan, siano stati e continuino a essere commessi crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. La durissima accusa arriva dalla viceprocuratrice della Corte penale internazionale (Cpi), Nazhat Shameem Khan, che ha presentato giovedì la sua valutazione davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Nel suo intervento, Khan ha descritto una situazione umanitaria che ha raggiunto uno “stato intollerabile” segnata da insicurezza alimentare, attacchi mirati contro ospedali, convogli umanitari e altre infrastrutture civili. Il conflitto, scoppiato nel 2023, secondo stime correnti ha già causato oltre 40.000 morti e 13 milioni di sfollati.

“È difficile trovare le parole per descrivere la profondità della sofferenza in Darfur”, ha affermato la viceprocuratrice. Le indagini dell’ufficio del procuratore si sono concentrate sui crimini commessi nel Darfur occidentale, raccogliendo testimonianze dirette dalle vittime fuggite nel vicino Ciad. “Le persone vengono private di acqua e cibo. Stupro e violenza sessuale vengono usati come armi”, ha denunciato Khan, aggiungendo che i rapimenti a scopo di riscatto sono diventati “pratica comune”.

Nazhat Shameem Khan, viceprocuratrice della Corte penale internazionale

Già a giugno, una missione d’inchiesta indipendente dell’Onu aveva accusato sia le Forze armate sudanesi sia i paramilitari delle Rapid Support Forces (Rsf) di aver intensificato l’uso di armi pesanti in aree popolate e di aver strumentalizzato gli aiuti umanitari.

La viceprocuratrice ha infine lanciato un monito a coloro che oggi commettono atrocità, ricordando il caso di Ali Mohamed Ali Abd-Al-Rahman, noto come Ali Kosheib, il cui processo per i crimini commessi in Darfur due decenni fa si è concluso nel 2024 e per cui si attende la sentenza. “Costoro potrebbero avere un senso di impunità in questo momento, come forse lo aveva Ali Kosheib in passato” ha dichiarato Khan. “Ma stiamo lavorando intensamente per garantire che il suo processo rappresenti solo il primo di molti davanti alla Corte Penale Internazionale”.

Fonti locali sentite da Infomundi riferiscono che sul piano delle attività belliche i riflettori sono puntati su possibili sviluppi ad El Fasher, capitale del Darfur settentrionale (uno dei tre Stati dell’omonima regione). El Fasher è controllata dall’esercito ma assediata dai paramilitari: una sua caduta rappresenterebbe per l’Rsf non solo una vittoria simbolica ma un passo fondamentale per controllare le vie di comunicazione sull’asse nord-sud e garantirsi più comode vie di approvvigionamento. 

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