Cori contro Koulibaly: il prodotto di una società razzista

di Raffaele Masto
Koulibaly

I cori razzisti contro Koulibaly a San Siro nella partita Inter-Napoli sono una vergogna per Milano, come ha giustamente detto il sindaco Sala, ma non stupiscono più di tanto perché sono lo specchio della società in cui viviamo, influenzata e plasmata dalla politica e dai personaggi che, di questi tempi, più fanno opinione, che hanno più consensi, che hanno una maggiore esposizione mediatica. A dimostrazione di ciò c’è il fatto che la politica ha fatto dell’immigrazione il tema principale di una campagna elettorale ormai perpetua che, in questo periodo, guarda alle elezioni europee. L’imigrazione peraltro non meriterebbe di essere “Il” tema visti i numeri degli arrivi in Europa. Invece resta l’argomento principale sul quale punta una certa politica.

Ecco, è in questo quadro che i “buu” a Koulibaly non stupiscono. Una certa politica, certi personaggi, certi opinionisti sono i fautori occulti – e neanche troppo – di ciò che avviene negli stadi e non solo. Anche nelle scuole, nello sport in genere, nelle città, nei luoghi di ritrovo.

Che fare? Sul piano generale credo che si debba cambiare il clima, “l’aria” che respiriamo, bisogna rendere convincente, e vincente, una politica che non propugna la “paura” del diverso, del nero.

Intanto, in attesa che quella politica, e la società che produrrebbe, si avverino si può – e si deve – fare anche altro. Mi è piaciuto il sindaco Sala a questo proposito. Non solo con la proposta all’Inter di dare la fascia di capitano a Asamoah (sarebbe una bella mossa che sconfesserebbe quei tifosi razzisti che hanno fatto “Buu” a Koulibaly) ma anche con le parole che ha fatto seguire a quella proposta: “farò una cosa molto semplice – ha detto – continuerò ad andare a vedere l’Inter, ma ai primi buu farò un piccolo gesto, mi alzerò e me ne andrò. Lo farò per me, consapevole del fatto che a chi ulula contro un atleta nero non fregherà niente di me. Ma lo farò”.

Certo a chi ulula non fregherà niente, ma se a seguire Sala fosse metà, o forse anche più, dello stadio a qualcuno dovrà pur fregare.

Si, perché penso che quella società che oggi non è la maggioranza è comunque una larga fetta della società complessiva (e anche dei tifosi, del popolo degli stadi). Ecco, se quella massa di persone decidessero di fare un piccolo significativo atto, chi ulula si sentirebbe meno legittimato, meno approvato. Come chi insulta i migranti, come chi decide di cancellare l’accoglienza, come chi decide di chiudere l’esperienza di Riace…e si potrebbe continuare.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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