Anche l’FLN molla Bouteflika e le proteste vanno avanti

di Marco Simoncelli

Le proteste contro il presidente dell’Algeria Abdelaziz Bouteflika e l’élite al potere da vent’anni sono continuate anche ieri nella capitale Algeri. La mobilitazione è entrata nella quinta settimana consecutiva, nonostante martedì il capo di stato maggiore dell’esercito e il viceministro della Difesa, il generale Ahmed Gaed Salah, abbiano chiesto che l’82enne presidente, molto indebolito dopo aver subito un ictus nel 2013, fosse dichiarato dal Consiglio costituzionale «inadatto all’esercizio del potere» chiedendo l’applicazione dell’articolo 102 della Costituzione.

Mentre i manifestanti algerini hanno accolto favorevolmente la dichiarazione, ma in generale non è ritenuta sufficiente. Lo testimoniano anche le reazioni degli schieramenti d’opposizione e dei movimenti della società civile secondo cui, anche se ci fosse l’impeachment e venissero organizzate le elezioni entro 4 mesi, non ci sarebbe un vero cambio del sistema politico. Il movimento sembra volere la formazione di un governo provvisorio guidato da una personalità imparziale e indipendente che traghetti il Paese verso nuove elezioni.

«Riteniamo che sia troppo tardi per attivarlo e la costituzione non ha più credibilità», ha detto un manifestante riferendosi all’annuncio televisivo di Gaed Salah. «Siamo contrari a Gaed Salah, tutti dovrebbero andarsene, dobbiamo rigenerare l’Algeria, abbiamo bisogno di un’Algeria democratica, dignitosa e prospera che dia voce alla gente», ha aggiunto un altro manifestante.

Nel frattempo ieri anche il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) al governo in Algeria è passato dal lato della protesta e annuncia di sostenere la proposta del capo di stato maggiore dell’esercito di ricorrere all’articolo 102. «Annunciamo il nostro sostegno a questa iniziativa, l’inizio di un piano costituzionale che ci consentirà di proteggere il paese dai pericoli», ha affermato l’FNL in una dichiarazione riportata dalla tv satellitare Al Jazeera. Sempre ieri, anche l’importante partito della coalizione che appoggia il governo si era schierato a favore dell’art. 102 e contemporaneamente anche il sindacato Unione generale dei lavoratori algerini (UGTA), a lungo sostenitore convinto di Bouteflika.

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