A Timbuktu si accende la magia con la tradizionale manutenzione della moschea di Djingareiber

di claudia

L’antica città maliana di Timbuktu ha celebrato in questi giorni una delle sue tradizioni più belle e importanti, il rituale annuale di manutenzione della maestosa moschea di Djingareiber, un edificio che quest’anno celebra il suo 700esimo anniversario.

Con l’avvicinarsi della stagione delle piogge, i fedeli si sono radunati alla moschea per il rituale della sua manutenzione, che la tradizione vuole venga affidata alla corporazione dei muratori: costruita nel 1325 dall’imperatore Mansa Musa (nono imperatore dell’Impero del Mali e, si pensa, l’uomo più ricco di sempre) al suo ritorno dalla Mecca, la moschea di Djingareiber è un simbolo vivente della storia e dell’architettura del Sahel: tranne per una piccola porzione della facciata nord, rafforzata nel 1960 con blocchi di calcare, e per il minareto, costruito anch’esso in pietra calcarea e rafforzato col fango, la moschea Djinguereber è fatta interamente di terra e di materiali organici come la fibra, la paglia e il legno e per questo richiede una manutenzione costante.

La tradizione è stata rispettata anche quest’anno, alla presenza di tutte le autorità regionali, a dimostrazione dell’attaccamento di tutti a questo patrimonio mondiale (inserito nella lista dei patrimoni Unesco e, per questo, attaccata varie volte dagli islamisti di Ansar Dine), e il governatore della regione ha partecipato personalmente portando sul posto e donando ai muratori il primo blocco di argilla. 

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