L’antica città maliana di Timbuktu ha celebrato in questi giorni una delle sue tradizioni più belle e importanti, il rituale annuale di manutenzione della maestosa moschea di Djingareiber, un edificio che quest’anno celebra il suo 700esimo anniversario.
Con l’avvicinarsi della stagione delle piogge, i fedeli si sono radunati alla moschea per il rituale della sua manutenzione, che la tradizione vuole venga affidata alla corporazione dei muratori: costruita nel 1325 dall’imperatore Mansa Musa (nono imperatore dell’Impero del Mali e, si pensa, l’uomo più ricco di sempre) al suo ritorno dalla Mecca, la moschea di Djingareiber è un simbolo vivente della storia e dell’architettura del Sahel: tranne per una piccola porzione della facciata nord, rafforzata nel 1960 con blocchi di calcare, e per il minareto, costruito anch’esso in pietra calcarea e rafforzato col fango, la moschea Djinguereber è fatta interamente di terra e di materiali organici come la fibra, la paglia e il legno e per questo richiede una manutenzione costante.
La tradizione è stata rispettata anche quest’anno, alla presenza di tutte le autorità regionali, a dimostrazione dell’attaccamento di tutti a questo patrimonio mondiale (inserito nella lista dei patrimoni Unesco e, per questo, attaccata varie volte dagli islamisti di Ansar Dine), e il governatore della regione ha partecipato personalmente portando sul posto e donando ai muratori il primo blocco di argilla.



