In Sudan migliaia di persone sono detenute in gravi condizioni sanitarie dai paramilitari

di Tommaso Meo

Oltre 6.500 persone, tra militari e civili, sono detenute dalle Forze di supporto rapido (Rsf) sudanesi in diversi centri di detenzione a El Geneina, nel Darfur occidentale, in condizioni umanitarie e sanitarie sempre più gravi, segnate da carenze alimentari e da un aumento dei decessi.

La Rete dei medici sudanesi ha detto di avere ricevuto informazioni attendibili secondo cui tra i detenuti figurano 709 donne e circa 500 minori. Le strutture utilizzate comprendono l’ex sede della Missione congiunta delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana in Darfur (Unamid), il quartier generale della 15ª divisione di fanteria e la prigione di Ardamata.

L’organizzazione indipendente si è detta preoccupata per la scarsità di cibo e il deterioramento delle condizioni igienico-sanitarie, segnalando un aumento dei decessi quotidiani e chiedendo un intervento urgente per accertarne le cause. Ha anche sollecitato la fornitura di acqua potabile, alimenti e cure mediche, oltre all’accesso ai centri di detenzione per le organizzazioni umanitarie e sanitarie indipendenti.

Secondo le stime delle autorità sudanesi e delle organizzazioni per i diritti umani, sarebbero complessivamente circa 19.800 le persone detenute nelle strutture controllate dalle Rsf, tra militari, civili, donne e minori. Lo scorso giugno, il governo sudanese aveva presentato un memorandum al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo un intervento urgente contro quelle che aveva definito «gravi e sistematiche violazioni del diritto internazionale umanitario» nei centri di detenzione del Darfur.

Le Rsf controllano gran parte dei cinque Stati del Darfur, fatta eccezione per alcune aree del Darfur settentrionale e occidentale ancora sotto il controllo dell’esercito, che mantiene il controllo della maggior parte delle altre regioni del Paese, compresa la capitale Khartoum.

Il Sudan è attraversato dall’aprile 2023 da una guerra tra l’esercito regolare e le Rsf, scoppiata in seguito ai contrasti sull’integrazione delle forze paramilitari nelle strutture militari nazionali. Il conflitto ha provocato decine di migliaia di morti e costretto circa 13 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, aggravando la crisi alimentare e umanitaria nel Paese.

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