Il Comitato norvegese per il Nobel ha annunciato il conferimento del Premio Nobel per la pace 2026 alla giurista sudafricana Navanethem “Navi” Pillay. Il prestigioso riconoscimento le è stato assegnato «per i suoi straordinari sforzi decennali nella promozione della pace, della giustizia globale e del rispetto del diritto internazionale». Pillay, ha scritto il Comitato, motivando la decisione, «ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio siano perseguiti».
Di recente, Pillay ha presieduto la commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite che ha accusato Israele di genocidio nella Striscia di Gaza.
Oggi 85enne, Pillay è nata a Durban da una famiglia di origini indiane, tamil per la precisione. I suoi nonni arrivarono in Sudafrica come lavoratori a contratto per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero negli anni Novanta dell’Ottocento e lei è nata da un matrimonio combinato, quinta di otto fratelli e sorelle.

La scelta del Comitato Nobel premia una delle figure più influenti e coerenti del panorama giuridico e umanitario globale degli ultimi decenni: Pillay è stata una pioniera nella lotta contro l’apartheid, iniziando la sua carriera in Sudafrica come avvocatessa e difendendo numerosi attivisti anti-apartheid, è stata la prima donna non bianca a far parte dell’Alta Corte sudafricana, ha ricoperto ruoli prestigiosi come giudice e presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda (Ictr), dove ha guidato la storica sentenza che ha riconosciuto lo stupro come atto di genocidio, e successivamente è stata giudice della Corte penale internazionale (Cpi). Inoltre, Pillay ha guidato l’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Ohchr) dal 2008 al 2014, affrontando violazioni e crisi umanitarie in tutto il mondo.
La cerimonia ufficiale di consegna del Nobel, come da tradizione, si terrà nella capitale norvegese Oslo il prossimo 10 dicembre. Tra gli altri favoriti africani, quest’anno c’erano anche le Emergency Response Rooms (Err) sudanesi: cellule operative di soccorso nate dal basso e diventate uno dei principali strumenti di assistenza della società civile nel corso del conflitto.



