A quasi quattro anni dall’accordo che avrebbe dovuto porre fine alle ostilità nella regione etiope del Tigray, il conflitto armato è ripreso, aggravando una catastrofe alimentare già devastante dovuta alla siccità e rischiando di destabilizzare l’intero Corno d’Africa. La fragile fase postbellica ha evidenziato il fallimento della diplomazia internazionale nel risolvere i problemi strutturali della zona, dove circa il 44% dei terreni più fertili rimane inaccessibile a causa della mancata restituzione dei territori e centinaia di migliaia di sfollati non hanno ancora potuto far ritorno alle proprie abitazioni. La situazione è ulteriormente precipitata a causa di gravissimi shock climatici, tra cui le anomalie legate al fenomeno di El Niño, che hanno distrutto oltre 252.500 ettari di coltivazioni, colpito 140 distretti e messo a rischio oltre tre milioni e mezzo di capi di bestiame. Secondo il rapporto diffuso dalla Commissione per la gestione del rischio di disastri del Tigray (Drmc), rilanciata dal sito www.thenewhumanitarian.org, sono 3,9 milioni le persone che necessitano di aiuti alimentari d’emergenza immediati.
La ripresa dei combattimenti su vasta scala, segnata dalle incursioni aeree federali e dall’offensiva della coalizione antigovernativa “Alleanza per la sopravvivenza”, ha bloccato quasi del tutto la macchina dei soccorsi. Le forze ribelli hanno preso il controllo degli scali aeroportuali di Macallè, Scirè e Axum, mentre l’interruzione completa delle telecomunicazioni e il congelamento dei conti bancari hanno paralizzato le operazioni finanziarie e logistiche, isolando il capoluogo per dieci giorni. L’insicurezza ha raggiunto livelli critici dopo un attacco con droni contro un convoglio di aiuti organizzato dalla Caritas Etiopia-Adigrat. Il successivo ritiro delle forze della coalizione da Macallè, avvenuto nel primo fine settimana di ottobre, ha generato un vuoto di potere sfociato nel saccheggio di edifici pubblici, sedi istituzionali e depositi umanitari, tra cui quelli della Drmc e della sede dell’Organizzazione per i servizi sociali, la salute e lo sviluppo (Osshd-Etiopia), che ha subito il furto di veicoli, computer e forniture mediche per un valore superiore a 840.000 euro.
Il totale blocco delle attività dell’Osshd compromette ora l’assistenza a circa 900.000 sfollati e a settemila bambini affetti o esposti all’Hiv. Nonostante le distribuzioni di cibo da parte di organizzazioni come World Vision e Rest-Tigray proseguano a rilento e siano limitate ai soli sfollati a causa dei tagli ai fondi internazionali, circa 3,2 milioni di persone rimangono prive di assistenza alimentare e farmaci salvavita. Secondo gli analisti di thenewhumanitarian.org, l’unica speranza per scongiurare una carestia su larga scala risiede nel mantenimento della sicurezza lungo il corridoio strategico di 460 chilometri tra Macallè e Semera, nella vicina regione di Afar, la cui riapertura e tutela consentirebbe l’ingresso immediato di cibo, carburante, medicine e liquidità necessari alla sopravvivenza della popolazione civile.



