In Kenya l’allevamento delle lumache si propone come una nuova opportunità di reddito per gli agricoltori. Alla Fiera internazionale di Nairobi, i ricercatori della Jkuat hanno illustrato come valorizzare ogni parte dell’animale: la carne come fonte di proteine, la bava per l’industria cosmetica e i gusci per la produzione di mangimi. Una filiera ancora da sviluppare, ma con diversi sbocchi commerciali.
Allevare lumache può diventare una nuova fonte di reddito per gli agricoltori keniani, non soltanto attraverso la vendita della carne, ma anche grazie alla commercializzazione della bava e dei gusci. L’opportunità è stata presentata alla Fiera internazionale di Nairobi dai ricercatori della Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology (Jkuat), che hanno illustrato le possibilità di valorizzare commercialmente questi animali, spesso considerati semplicemente parassiti delle colture.
Secondo Anne Muthui, del dipartimento di Orticoltura e sicurezza alimentare della Jkuat, una singola lumaca può fornire tre prodotti destinati a mercati differenti. La carne rappresenta una fonte alternativa di proteine ed è ricca di zinco e ferro. La bava può invece essere utilizzata dall’industria cosmetica per la produzione di saponi, creme, sieri per il viso, lozioni per il corpo e gel doccia, creando una possibile domanda di materia prima direttamente dagli allevatori. Anche il guscio può essere valorizzato. Contenendo calcio, può essere lavorato e arricchito per essere impiegato nella produzione di mangimi destinati agli animali, comprese galline ovaiole e pulcini. In questo modo, spiegano i ricercatori, gli allevatori possono ricavare un reddito da diverse parti dello stesso animale, senza dipendere esclusivamente dalla vendita della carne.
La Jkuat ha utilizzato la Fiera internazionale di Nairobi per promuovere l’allevamento delle lumache e mostrare agli agricoltori come la trasformazione e la valorizzazione dei prodotti agricoli possano creare nuovi mercati. L’iniziativa si inserisce nella ricerca di attività alternative in grado di generare reddito oltre le colture e gli allevamenti tradizionali, in un contesto in cui gli agricoltori keniani cercano nuove opportunità di diversificazione.



