L’Alta Corte del Kenya respinge il ricorso dei rastafariani: no all’uso religioso della cannabis

di Tommaso Meo

L’Alta Corte del Kenya ha respinto ieri la richiesta della comunità rastafari di ottenere un’esenzione religiosa per l’uso della cannabis. Pronunciando l’attesa sentenza i giudici hanno ritenuto che non avesse dimostrato che il divieto di cannabis violasse i loro diritti costituzionali.

Secondo il giudice, i rastafariani avrebbero dovuto domandare un’autorizzazione seguendo le procedure previste dalla legge, prima di contestare in tribunale il divieto della cannabis a fini religiosi. Per la Corte, poi, l’uso della cannabis non costituisce un elemento centrale della fede rastafari.

Questa affermazione è stata contestata dall’avvocato della Rastafari Society of Kenya, Danstan Omari, citato da Rfi. Secondo Omari, la cannabis «è un elemento centrale» della religione rastafariana mondiale. Ha aggiunto: «Se ci siamo rivolti alla Corte costituzionale, è perché i nostri clienti non sono mai riusciti a ottenere un’autorizzazione attraverso i canali previsti dalla legge».

Il giudice ha però in parte dato ragione ai ricorrenti. L’Alta Corte ritiene infatti che il Kenya non possa più evitare un dibattito nazionale sulla cannabis, interrogandosi anche sull’opportunità di dedicare così tante risorse di polizia alla repressione del suo uso personale, piuttosto che ad altre forme di criminalità. Il giudice ha inoltre sottolineato che il consumo di cannabis è già «onnipresente» nel Paese.

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