Una notta secca, pubblicata ieri sul sito del governo, ha dato notizia dell’incontro a Roma tra la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e il primo ministro del Governo di Unità Nazionale libico, Abdulhamid Mohammed Dbeibeh. Secondo il comunicato di Palazzo Chigi, nel bilaterale sono state discuse le modalità attraverso le quali rafforzare ulteriormente «la già solida cooperazione bilaterale, con particolare riferimento alle relazioni economiche e agli investimenti nel settore dell’energia». I due leader hanno poi riaffermato «il comune impegno nella gestione dei fenomeni migratori passando in rassegna anche le principali attività di collaborazione in corso con partner internazionali quali Turchia e Qatar». Infine, Giorgia Meloni «ha reiterato il pieno sostegno italiano a un processo politico, a guida libica e facilitato dalle Nazioni Unite».
Al di là della nota ufficiale, secondo un’analisi di Jalel Harchaoui data all’agenzia di stampa Infomundi, la visita è coincisa non a caso con un modulo Eni salpato da Ravenna verso il giacimento petrolifero di Bouri (170 chilometri al largo delle coste della Libia) e progettato per sfruttare il gas associato all’estrazione petrolifera, che adesso viene in gran parte disperso o bruciato. La visita di Dbeibah arriva in un momento in cui l’Italia, sostiene l’analista, prova a portare avanti una politica di appeasement, di difficile equilibrio, tra i due governi che di fatto si dividono il controllo del Paese.



