Di Luigi Limone – Centro Studi Amistades
L’artisanal and small-scale gold mining in Africa occidentale è un pilastro dell’economia locale, con attività che coinvolgono centinaia di migliaia di persone in numerosi paesi del Sahel e dell’Africa occidentale. Accanto a questa centralità economica, rapporti e analisi di organizzazioni internazionali segnalano la presenza di salari relativamente bassi, condizioni di lavoro precarie, lavoro minorile e impatti ambientali rilevanti
L’Africa occidentale ospita alcune delle più grandi concentrazioni di attività estrattive aurifere artigianali e su piccola scala – artisanal and small-scale gold mining (Asgm) – al mondo, con siti artigianali che si estendono in Burkina Faso, Ghana, Guinea, Mali, Niger e Senegal. Il settore fornisce reddito a famiglie che talvolta non hanno più alternative valide nell’agricoltura e nei piccoli commerci, diventando una delle principali fonti di lavoro informale in contesti di povertà e alta disoccupazione giovanile. In molti contesti locali, l’estrazione dell’oro rappresenta una delle principali strategie di accesso a liquidità.
Le condizioni lavorative nei siti di estrazione artigianale variano significativamente tra Paesi e aree. Tuttavia, in molti contesti i salari tendono a essere bassi, mentre l’accesso a contratti formali e a forme di protezione previdenziale e sanitaria risulta limitato. Le misure di sicurezza sul lavoro appaiono inoltre spesso insufficienti o applicate in modo discontinuo. In numerosi siti, i lavoratori operano in gallerie scavate manualmente, con rischi legati a crolli, esposizione a polveri e sostanze nocive e carenze nei sistemi di ventilazione. In contesti caratterizzati da elevata informalità, la capacità di regolazione da parte delle autorità risulta spesso limitata, e i lavoratori possono dipendere da intermediari locali o da sistemi di credito informale che influenzano le condizioni di accesso al lavoro e alla remunerazione.
Uno studio del 2023 elaborato dal Global Initiative against Transnational Organized Crime (GiToc) evidenzia come, in alcune aree dell’Africa occidentale, l’estrazione artigianale dell’oro sia intrecciata con reti di scambio informale e, in alcuni casi, con attività illegali lungo le rotte commerciali regionali. Queste dinamiche possono includere il commercio non tracciato di oro e l’interazione con circuiti economici paralleli, contribuendo a ridurre la trasparenza delle filiere e la capacità di controllo da parte degli Stati.
Il lavoro minorile rappresenta uno degli aspetti più critici segnalati in diversi studi sul settore. Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), in alcuni contesti dell’Africa occidentale la presenza di minori nelle attività estrattive risulta particolarmente significativa: ricerche indicano che, in Paesi come Burkina Faso e Niger, tra il 30% e il 50% della forza lavoro nei siti auriferi artigianali può essere composta da bambini, per lo più sotto i 15 anni, talvolta impiegati anche in condizioni riconducibili al lavoro forzato. Stime relative al Mali indicano inoltre che circa il 20% dei minatori artigianali sarebbe costituito da minori, mentre in Ghana migliaia di bambini risultano coinvolti nelle attività minerarie in diverse regioni del Paese.
Le modalità di coinvolgimento e l’intensità del fenomeno variano tra Paesi e siti minerari. Le ragazze e le giovani donne sono spesso impiegate nelle fasi di trasporto e lavaggio del materiale e possono essere esposte a condizioni di lavoro particolarmente gravose e a rischi specifici, inclusi quelli legati alla violenza di genere, come documentato da organizzazioni internazionali e ong attive nel monitoraggio dei diritti umani. Anche molti giovani maggiorenni, in presenza di opportunità limitate nel mercato del lavoro formale, tendono a considerare le miniere artigianali come una delle poche opzioni accessibili per generare reddito, pur rimanendo inseriti in contesti caratterizzati da elevata precarietà e limitata protezione sociale.
L’impatto ambientale dell’Asgm è ampiamente documentato. Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) segnala che l’estrazione aurifera artigianale costituisce una delle principali fonti di emissioni di mercurio a livello globale. In molte aree, l’uso di questa sostanza per l’amalgamazione dell’oro contribuisce alla contaminazione di corsi d’acqua e suoli, con possibili effetti su attività come la pesca e l’agricoltura e sulla salute delle comunità locali. Inoltre, l’espansione dei siti minerari può comportare processi di deforestazione e trasformazione del paesaggio, incidendo sulla biodiversità e sulla disponibilità di risorse naturali, soprattutto in contesti già esposti a pressioni climatiche.
Un elemento rilevante per comprendere le dinamiche del settore è il ruolo della domanda internazionale di oro e delle catene globali di approvvigionamento. L’oro estratto in contesti artigianali viene spesso immesso in circuiti commerciali transnazionali, talvolta attraverso canali difficilmente tracciabili. Inoltre, la complessità delle filiere e la presenza di intermediari multipli possono contribuire a una distribuzione diseguale del valore, con una quota significativa dei profitti che si concentra nelle fasi successive della catena. Allo stesso tempo, la domanda globale di oro, anche come bene rifugio, continua a sostenere l’espansione del settore, influenzando le dinamiche locali di produzione.
Nonostante queste criticità, l’Asgm rappresenta una componente rilevante delle economie locali e una fonte di reddito per numerose famiglie. In diversi Paesi dell’Africa occidentale sono stati avviati programmi di regolamentazione e supporto al settore, spesso nel quadro di iniziative internazionali come il programma planetGOLD, promosso da agenzie delle Nazioni Unite e attivo, tra gli altri, in Paesi come Ghana, Mali, Nigeria e Burkina Faso. Tali interventi mirano a ridurre l’uso del mercurio, migliorare le condizioni di sicurezza nelle miniere, facilitare l’accesso a servizi finanziari e promuovere l’integrazione dei minatori artigianali in catene di approvvigionamento più trasparenti e tracciabili.
Tuttavia, l’efficacia di queste iniziative varia significativamente tra contesti nazionali e locali e può risultare limitata da fattori quali la capacità istituzionale, la disponibilità di risorse per le autorità di controllo e la persistenza di reti informali e illegali che traggono vantaggio da un settore largamente non regolamentato. In molti contesti, le politiche di formalizzazione restano quindi parzialmente implementate e faticano a tradursi in pratiche diffuse sul terreno, lasciando una parte significativa dei minatori artigianali ai margini di sistemi strutturati di protezione sociale e tracciabilità dell’oro.



