“Nessuno può scappare”, civili nel mirino e impunità in Burkina Faso

di claudia

Un nuovo rapporto di Human Rights Watch getta luce su una delle crisi più gravi e meno raccontate del Sahel: in Burkina Faso, dal 2023, oltre 1.800 civili sarebbero stati uccisi e decine di migliaia costretti a fuggire, in un’escalation di violenze che coinvolge esercito, milizie filogovernative e gruppi jihadisti. «Queste atrocità, tra cui la pulizia etnica dei civili Fulani perpetrata dal governo, costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità, per i quali i vertici di tutte le parti coinvolte potrebbero essere ritenuti responsabili», afferma Hrw.

Il rapporto di 316 pagine, intitolato «Nessuno può scappare: crimini di guerra e crimini contro l’umanità in Burkina Faso commessi da tutte le parti», documenta il devastante impatto sui civili di un conflitto armato che ha ricevuto scarsa attenzione a livello globale. I ricercatori hanno documentato 57 episodi che hanno coinvolto le forze militari del Burkina Faso e le milizie alleate note come Volontari per la Difesa della Patria (Vdp) e il gruppo armato islamista Jama’at Nusrat al-Islam wa al-Muslimin (Jnim) da quando l’attuale giunta militare ha preso il potere nel settembre 2022.

«La portata delle atrocità che si stanno verificando in Burkina Faso è sconvolgente, così come la mancanza di attenzione globale a questa crisi», ha dichiarato Philippe Bolopion, direttore esecutivo di Hrw. E ha aggiunto: «La giunta sta commettendo abusi orribili, non assicurando alla giustizia i responsabili di tutte le parti coinvolte e limitando la copertura mediatica per nascondere la sofferenza dei civili intrappolati nella violenza».

L’Ong ha intervistato telefonicamente oltre 450 persone in Burkina Faso, Benin, Costa d’Avorio, Ghana e Mali riguardo a gravi abusi commessi tra gennaio 2023 e agosto 2025. I ricercatori hanno inoltre condotto un’ampia analisi di fonti aperte, esaminando immagini satellitari, migliaia di ore di filmati audiovisivi e documenti ufficiali per verificare gli incidenti e identificare i comandanti di tutte le parti coinvolte.

Il documento accusa inoltre la giunta militare di aver attuato una vasta repressione contro l’opposizione politica, il dissenso pacifico e i media indipendenti, alimentando un clima di terrore e limitando severamente il flusso di informazioni sul conflitto e sul suo impatto.

Dal 2016, il Jnim e altri gruppi armati islamisti hanno condotto un’insurrezione contro i governi che si sono succeduti in Burkina Faso, nell’ambito di un’offensiva più ampia nella regione africana del Sahel. Il Jnim ha ucciso civili e saccheggiato proprietà, spingendo la giunta a condurre brutali campagne di controinsurrezione. L’omicidio e altri gravi abusi contro i civili, spesso appartenenti a comunità accusate di sostenere la parte avversaria, sono diventati una tattica usata sia della giunta sia del Jnim.

Human Rights Watch ha constatato che tutte le parti sono responsabili dei crimini di guerra di uccisioni intenzionali, attacchi contro civili e beni civili, saccheggi e sfollamenti forzati. Secondo Human Rights Watch, le violenze commesse nell’ambito di attacchi contro la popolazione civile costituiscono crimini contro l’umanità.

Human Rights Watch ha riscontrato che il presidente Ibrahim, Traoré, comandante supremo delle forze armate, e sei alti comandanti militari burkinabé potrebbero essere ritenuti responsabili, in virtù del loro ruolo di comando, di gravi abusi e dovrebbero essere indagati. Anche Iyad Ag Ghaly, leader supremo del Jnim, ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi) per presunti crimini commessi in Mali tra il 2012 e il 2013, e quattro comandanti del Jnim potrebbero essere ritenuti responsabili, in virtù del loro ruolo di comando, di abusi commessi dal Jnimin Burkina Faso e dovrebbero essere indagati.

I membri di tutte le parti in conflitto nel Paese godono di un’impunità pressoché totale. Le vittime e le loro famiglie affermano di non fidarsi delle istituzioni giudiziarie nazionali o di non potervi accedere. I funzionari governativi hanno negato o minimizzato le accuse di abusi, soprattutto da parte delle forze militari e delle milizie, e non hanno condotto indagini credibili.

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