Domenica un gruppo di uomini armati ha attaccato diversi villaggi nella contea di Abiemnom, nell’area amministrativa di di Ruweng, in Sud Sudan, uccidendo 169 persone e ferendone 50. La maggior parte delle vittime, 90, erano civili e, secondo quanto ha detto il ministro dell’Informazione regionale, James Monyluak Mijok, tra i morti ci sono bambini, donne e anziani. Negli stessi attacchi sono stati uccisi anche 79 militari.
Nessun gruppo ha ancora rivendicato l’eccidio, ma l’agenzia di stampa francese Afp ha scritto che un gruppo di etnia Nuer potrebbe aver cercato vendetta per l’uccisione di diversi commercianti.
Negli ultimi mesi in Sud Sudan sono aumentati i combattimenti tra le truppe fedeli al presidente Salva Kiir e quelle legate all’oppositore, ora in carcere, Riek Machar. I due avevano condiviso il potere in passato, ma la fine dell’accordo ha fatto scoppiare quella che le Nazioni Unite hanno definito una «guerra civile totale».
In questo contesto di crescenti tensioni circa 280.000 persone hanno lasciato la propria casa in fuga dai combattimenti nello Stato di Jonglei, mentre medici Senza Frontiere (Msf) ha dichiarato ieri che sospenderà i servizi medici in alcune parti dello Stato dopo che una delle sue strutture è stata colpita da un attacco aereo.



