di Céline Camoin
Il video è straziante e in poco tempo, ieri sera, ha fatto il giro dei social nella comunità angolana. Il grido del figlio, “mamma, mamma”, mentre vede sua madre accasciarsi al suolo, fa stringere la gola e salire le lacrime agli occhi. La donna è stata appena colpita da un proiettile, in diretta, nell’ennesima scena di ‘polizia contro ladri’ degli ultimi tre giorni in Angola. La donna cade, comincia a sanguinare, il figlio 11enne tenta di sollevarla ma il corpo rotola giù dal marciapiede, il volto totalmente insanguinato. “Lasciala così”, dice un uomo mentre cerca di allontanare il ragazzo.
La vittima si chiamava Ana Mubiala, aveva 33 anni, madre di due figli, ed era uscita per mettere al riparo suo primogenito dalla confusione. Ora Ana è morta, una morte di troppo, che commuove, e che potrebbe gettare ancora più benzina sul fuoco delle proteste. O al contrario, farle finire, se suscitasse lo slancio di commozione da parte delle autorità, che chiede a gran voce il popolo angolano.
Almeno 22 morti, almeno 200 feriti, ingenti danni materiali, periferie nel caos, scene di saccheggi in varie città fino a Malanje, ma finora nessun cenno da parte del presidente João Lourenço. Il suo governo accusa i manifestanti di strumentalizzare il prezzo del carburante per minimizzare le celebrazioni dei 50 anni di indipendenza.
“O povo” – il popolo – angolano è fiero, combattivo, attaccato alle proprie radici e alla propria cultura, nazionalista, ma mai come in questi anni si è sentito umiliato e ridotto in miseria. La pentola a pressione era accesa da tempo, ed è stata la scintilla dello sciopero dei taxi contro l’aumento delle tariffe del carburante a farla esplodere (quasi un paradosso per uno dei principali esportatori di petrolio del continente).
Inizialmente paralizzate, lunedì, le periferie si sono accese con gravi atti di vandalismo – non è chiaro se spontanei o coordinati – condannati dalla maggior parte, ma allo stesso tempo compresi.
“Il vero vandalismo – ha scritto l’attore Gilmario Vemba – è ignorare il grido della gente. Il vero vandalismo è spendere denaro pubblico in vari spettacoli e non risolvere la mobilità pubblica. Vandalismo è aumentare la retta scolastica quando chi governa non può garantire la scuola a tutti (…) è aumentare il prezzo del carburante senza garantire il trasporto pubblico a persone e merci (…) Quando i giovani, senza lavoro, senza speranza, e senza opportunità, decidono di scendere in strada, sono vandali agli occhi di chi ha promesso tutto questo”.
È da poco sorto un nuovo giorno. “Sarà finito lo sciopero, le cose torneranno alla normalità”, mi scrive un contatto da Luanda. “È una polveriera ancora senza controllo. Il peggio potrebbe ancora succedere”, lo contraddice un altro contatto. Le prossime ore, i prossimi giorni, ci diranno se siamo di fronte a una vera rivolta popolare per una vita migliore, o a un mero tentativo di sopravvivere, represso dalle forze dell’ordine.



