30/06/14 – Nigeria – Chibok brucia ancora, fuga dai villaggi

di AFRICA

 

“Hanno attaccato di mattina perché sanno che la notte gli abitanti lasciano i villaggi e si rifugiano nella foresta, dormendo sugli alberi”: voci da Chibok, raccolte dalla MISNA all’indomani di una nuova strage a pochi chilometri dalla scuola dove ad aprile gli islamisti di Boko Haram hanno rapito più di 200 ragazze.

I commando, ieri, sono entrati in azione di mattina. I villaggi presi di mira sono Kwada e Kautikari, situati rispettivamente a dieci e otto chilometri da Chibok, sempre nello Stato nord-orientale di Borno. Secondo le fonti della MISNA, le vittime sono state “decine”, alcune delle quali uccise mentre in chiesa era in corso il servizio della domenica. “Hanno ammazzato tutti, anche tanti musulmani, che in questa regione della Nigeria sono la maggioranza e dunque le prime vittime di Boko Haram” dicono da Chibok. Sottolineando che la scelta di attaccare di mattina non è stata affatto casuale. “Da qualche settimana – spiegano alla MISNA – gli abitanti dei villaggi lasciano le loro case attorno alle cinque del pomeriggio e vi fanno ritorno solo all’alba”.

I contadini si rifugiano sugli alberi, con una coperta e un po’ di cibo, insieme con donne, bambini e anziani. Scappano da una violenza in apparenza indiscriminata, ma che sempre più assume i connotati di un conflitto civile. “Quelli di Boko Haram – dicono da Chibok – uccidono chiunque abbia a che fare con Maiduguri perché in questa città, la capitale dello Stato, la popolazione ha costituito milizie che arrestano i terroristi”.

Le unità di volontari, soprannominate “Civilian Task Force”, sono una risposta all’incapacità dell’esercito di garantire la sicurezza nonostante l’entrata in vigore di uno stato di emergenza in tutto il nord-est della Nigeria. “Nelle città più grandi la popolazione si è organizzata da sola – spiegano alla MISNA – e per questo Boko Haram assalta soprattutto villaggi isolati”.

Si capisce, allora, che migliaia di persone continuino ad arrivare a Maiduguri in cerca di protezione. Nella capitale sono giunti anche parenti delle ragazze di Chibok, scomparse nel nulla la notte tra il 14 e il 15 aprile. Nel fine-settimana l’unica novità su questo fronte è stato l’annuncio statunitense di una riduzione della sorveglianza area finalizzata a identificare il luogo di prigionia delle giovani. Secondo l’ammiraglio John Kirby, portavoce del Pentagono, “oggi non abbiamo un’idea più precisa di prima di dove siano le ragazze”. – Misna

 

Condividi

Altre letture correlate:

Lascia un commento

Accetto la Privacy Policy

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.