28/11/14 – Nigeria – Petrolio a picco, cercasi strategia

di AFRICA

 

“Il panico non è una strategia” ha detto il ministro dell’Economia e delle finanze della Nigeria, Ngozi Okonjo-Iweala, dopo che la decisione dei paesi esportatori dell’Opec di non tagliare la produzione di greggio ha fatto precipitare oggi il prezzo del barile a 72 dollari.

Secondo il ministro, è dal 2000 che il governo di Abuja si prepara a una fase di contrazione dei prezzi accantonando risorse in uno speciale fondo creato per i periodi di difficoltà.

Alcuni osservatori, però, prevedono tempi bui. Secondo gli esperti di Deutsche Bank, per coprire le spese di bilancio alla Nigeria serve il petrolio a 120 dollari al barile. L’Economist Intelligence Unit, un gruppo di esperti che fa riferimento all’omonimo settimanale britannico, prevedono che nel 2015 le entrate di Abuja derivanti dalle esportazioni di greggio non supereranno i 67 miliardi di dollari, vale a dire il 18% in meno rispetto all’anno scorso.

Quanto alle riserve per compensare lo shock, la stessa Okonjo-Iweala ha ammesso che si sono ridotte dai nove miliardi del dicembre 2012 agli attuali quattro miliardi e cento milioni. Il ministro ha dato la colpa alle continue richieste dei 36 Stati della Federazione, dipendenti dai petrodollari federali anche per pagare gli stipendi (per non parlare degli investimenti).

Ma di problemi la Nigeria ne ha anche altri, e non di poco conto. A cominciare da Boko Haram, il gruppo islamista che continua a espandere il proprio “califfato” nelle regioni del nord al confine con Niger, Ciad e Camerun. Solo nell’assalto alla cittadina di Damasak, questa settimana, sarebbero state uccise una cinquantina di persone. E con a febbraio in programma elezioni legislative e presidenziali, che si preannunciano contese, la tensione è destinata a crescere ancora.

Le previsioni? Diversi analisti scommettono che il presidente Goodluck Jonathan, in cerca di un nuovo mandato, allargherà i cordoni della borsa. Spingendo l’inflazione oltre l’attuale 8,1% e probabilmente svalutando ancora la moneta nazionale, già deprezzata dell’8% rispetto al dollaro martedì scorso. – Misna

 

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