27/11/14 – Zimbabwe – Primo arresto per il “complotto anti-Mugabe”

di Paolo Costantini

 

È stato effettuato il primo arresto in relazione al presunto complotto per uccidere il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, di cui avevano parlato negli scorsi giorni i media di Harare.

Malgrado della trama fosse stata incolpata la vice-presidente Joice Mujuru insieme ad alcuni suoi fedelissimi, l’arrestato è un esponente dell’opposizione. Job Sikhala fa infatti parte di una delle tre formazioni in cui si è diviso il partito d’opposizione Movement for Democratic Change (Mdc), quella rimasta fedele all’ex primo ministro Morgan Tsvangirai. Proprio insieme a Tsvangirai, Sikhala era stato già processato con accuse simili nel 2002. Fu assolto e oggi come allora nega ogni intenzione di rovesciare con la violenza il governo.

In questo caso a Sikhala sono invece attribuiti colloqui con emissari della vice-presidente Mujuru. Delle conversazioni in cui si sarebbe discusso su come deporre ed eliminare fisicamente il capo dello Stato esisterebbero – sostengono i media legati a Mugabe – delle registrazioni.

L’arresto dell’esponente dell’opposizione avviene mentre alcune parti di questa si sono accordate per mettere fine alle loro divisioni e costituire una “grande coalizione” in vista delle elezioni del 2018. Due fazioni dell’Mdc, quelle guidate dagli ex ministri Tendai Biti e Welshman Ncube, hanno firmato un accordo in questo senso. Non è stato coinvolto, però, proprio l’Mdc-T, il gruppo che fa capo a Tsvangirai e al quale fa riferimento Sikhala. – Misna

 

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