10/10/13 – Mali – Proteste a Gao, “stop a insicurezza e discriminazioni”

di AFRICA

 

Hanno inscenato una marcia di protesta conclusa con un sit-in i giovani Gao, il capoluogo settentrionale colpita nei giorni scorsi da colpi d’obice esplosi dal Movimento per l’unicità del jihad in Africa Occidentale (Mujao), legato ad Aqmi. In Piazza Indipendenza il coordinatore delle associazioni della società civile locale, Moussa Boureima Yoyo, ha chiesto “la restituzione di tutti i beni derubati durante l’occupazione della città dai gruppi ribelli prima di avviare un negoziato col Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla, ribellione tuareg)”, ma anche “l’indennizzo di tutte le vittime”.

L’attivista ha poi denunciato “le continue esazioni ai danni delle popolazioni nere di Kidal” e “i racket e le minacce ai danni della popolazione di Gao da parte delle forze di sicurezza maliane”. Auspicando il “ristabilimento di una pace definitiva”, i manifestanti esigono “il ritiro del governatore regionale, dei vertici della polizia e dei servizi sanitari”, “la fine del sostegno delle truppe francesi di Serval ai ribelli dell’Mnla” e la realizzazione di una serie di progetti infrastrutturali per portare sviluppo e servizi a Gao. L’attivista ha avvertito che nel caso in cui le rivendicazioni della popolazione non venissero prese in considerazione, ci saranno “altri sit-in, altre proteste e scioperi generali” mentre le prossime elezioni legislative, in agenda tra novembre e dicembre, “saranno boicottate”.

La protesta di Gao traduce anche il malessere degli abitanti della regione settentrionale, tornata nei giorni scorsi nel mirino dei gruppi armati islamisti. Anche gli altri due capoluoghi di Timbuctù e Kidal sono stati colpiti da attentati e da combattimenti che hanno coinvolto le forze armate regolari, la ribellione tuareg dell’Mnla e Aqmi. Negli ultimi bombardamenti è andato distrutto un ponte che collega il Mali al Niger nel villaggio di Bentia, a 50 km da Ansongo, sempre nella regione di Gao.

A garantire la sicurezza dell’instabile regione desertica dell’Azawad (nord) sono truppe francesi dell’operazione Serval – dispiegata dallo scorso gennaio – e soldati africani passati dal 1° luglio sotto mandato Onu (Misma). Proprio oggi il ministero della Difesa francese ha annunciato che lo scorso 1° ottobre in un’operazione di terra e aerea i soldati di Parigi sono riusciti a bloccare una decina di combattenti di “un gruppo armato terroristico” a Douaya, a nord di Timbuctù.

Secondo la stampa maliana, la nuova ondata di violenza “è la dimostrazione del limite dell’intervento francese e straniero” nelle regioni settentrionali e va ricollegata ai negoziati di pace ripresi di recente tra Bamako e i gruppi tuareg ed arabi dell’Azawad. Il sito d’informazione Malijet ha sottolineato che “l’obiettivo degli ultimi atti di violenza al nord è quello di dimostrare che è a nome della jihad che il Mali è stato destabilizzato e che le rivendicazioni di natura religiosa devono essere prese in considerazione nei negoziati”. – Misna

 

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