Viaggio nella rivoluzione tecnologica che sta cambiando il volto del continente

di claudia

di Andrea Censoni

L’Africa non è più la periferia del mondo tecnologico, ma una delle sue frontiere più promettenti. Spinta dalla diffusione massiva degli smartphone e da una popolazione giovane e intraprendente, la rivoluzione digitale sta ridisegnando la società e il suo futuro.

Mentre il mondo guarda all’Africa come il continente del futuro, quel futuro è già lì. Nel 2023, in un contesto globale di contrazione degli investimenti, le startup africane hanno raccolto complessivamente 3,5 miliardi di dollari (Partech Africa Report 2024):

Solo una frazione degli investimenti globali nel tech, ma un segnale significativo del potenziale ancora largamente inesplorato del continente. Se paragonato ai 170,6 miliardi investiti nelle startup nordamericane o ai 47 miliardi in quelle europee nello stesso periodo (dati Crunchbase), il dato africano potrebbe sembrare marginale. Ma è proprio questo divario a rappresentare l’enorme opportunità di crescita che il continente offre: l’innovazione tecnologica africana non è più una promessa, è una realtà in rapida evoluzione.

Da Lagos a Nairobi, da Casablanca al Cairo, una nuova generazione di imprenditori sta ridisegnando il modo in cui milioni di africani accedono a servizi essenziali. La rivoluzione digitale sta trasformando ogni settore: dalla finanza all’agricoltura, dalla sanità all’educazione. Secondo la Banca mondiale, l’economia digitale africana potrebbe generare 180 miliardi di dollari entro il 2025, raggiungendo i 712 miliardi entro il 2050.

Il continente sta saltando le fasi intermedie dello sviluppo tecnologico, passando direttamente alle soluzioni più avanzate. In Kenya, per esempio, i pagamenti mobili rappresentano il 56,8% del pil nazionale (Central Bank of Kenya, 2023), superando molti Paesi occidentali. In Nigeria, il più grande mercato africano per popolazione, le startup fintech – ovvero le imprese che usano strumenti digitali nell’ambito finanziario – hanno processato transazioni per oltre 800 miliardi di dollari nel 2023 (McKinsey Digital Finance Report).

Ma non è solo una questione di numeri. L’innovazione africana sta seguendo un percorso unico, costruendo soluzioni su misura per le sfide locali. Dal Marocco al Sudafrica, dalla Costa d’Avorio al Rwanda, le startup stanno creando tecnologie che rispondono alle esigenze specifiche del continente, spesso superando in creatività e impatto sociale i modelli importati dall’Occidente. Certo, la rivoluzione tecnologica in Africa deve affrontare diverse sfide, tra cui la mancanza di infrastrutture digitali in molte aree rurali, la necessità di regolamentazioni più uniformi a livello continentale e il rischio di esclusione digitale per le fasce più vulnerabili della popolazione. Tuttavia, l’ottimismo è palpabile: con un tasso di adozione della tecnologia in rapida crescita e un ecosistema di startup sempre più vibrante, l’Africa, continente giovane e dinamico, sta già dimostrando di essere uno dei principali hub mondiali per l’innovazione digitale.

In questo articolo esploreremo alcune delle storie più significative dell’innovazione tecnologica africana, dai cosiddetti “unicorni” – startup che hanno raggiunto la valutazione di 1 miliardo di dollari – alle giovani realtà più promettenti. Conosceremo alcuni dei protagonisti di una rivoluzione silenziosa che sta cambiando il volto del continente un byte alla volta, trasformando interi settori dell’economia attraverso soluzioni innovative pensate per risolvere le sfide locali.

In questo scenario di trasformazione digitale, BeEntrepreneurs svolge un ruolo cruciale nel promuovere un’imprenditorialità innovativa ad alto impatto socio-economico. Dal 2017, attraverso il progetto “Startup Africa Roadtrip”, l’associazione forma e supporta imprenditori emergenti africani, facilitando preziose connessioni con l’ecosistema dell’innovazione europeo. Attraverso programmi di mentoring e un formato innovativo di roadshow, l’iniziativa costruisce ponti concreti fra i due continenti, contribuendo alla crescita di ecosistemi imprenditoriali collaborativi e alla diffusione di competenze attraverso la rete panafricana. L’iniziativa ha già toccato numerosi hub dell’innovazione africana, da Kampala a Kigali, da Nairobi a Casablanca, contribuendo a plasmare una nuova narrazione dell’Africa imprenditoriale e a sfatare stereotipi.

Il boom dei pagamenti digitali

In un continente spesso associato a fragilità economiche e infrastrutture carenti, l’Africa sta vivendo una rivoluzione tecnologica che sta cambiando profondamente il settore finanziario. Il boom delle startup tecnologiche specializzate in servizi di pagamento digitale sta trasformando non solo l’economia locale, ma anche la vita quotidiana di milioni di persone. In Senegal, una delle realtà più promettenti è SudPay, società che ha creato una piattaforma per facilitare il pagamento digitale di tasse e servizi pubblici. Attraverso il sistema Digital Municipal Treasury (DMT), SudPay consente ai cittadini di effettuare pagamenti direttamente tramite dispositivi mobili, riducendo code e inefficienze, e migliorando la trasparenza delle amministrazioni locali: un modello, questo, che sta aiutando le autorità locali a incrementare le entrate fiscali e a migliorare i servizi pubblici essenziali. In Nigeria, il gigante fintech Flutterwave è uno dei leader continentali nel settore dei pagamenti digitali. Fondata nel 2016, la startup ha sviluppato una piattaforma che consente a imprese di tutte le dimensioni di accettare pagamenti digitali in oltre 150 valute. Flutterwave ha recentemente stretto partnership con giganti globali come PayPal, facilitando le transazioni transfrontaliere e aprendo nuove opportunità per le piccole e medie imprese africane. Un esempio iconico di successo è il keniano M-Pesa, il servizio di pagamento mobile lanciato da Safaricom nel 2007. Oggi, M-Pesa è diventato una parte integrante della vita quotidiana in Kenya, permettendo a milioni di persone di inviare e ricevere denaro, pagare bollette e accedere a microcrediti, tutto tramite il telefono cellulare. Il modello di M-Pesa ha ispirato simili innovazioni in altri paesi africani, dove l’accesso ai servizi bancari tradizionali è spesso limitato. In Sudafrica, Yoco sta rivoluzionando il settore delle piccole imprese con soluzioni di pagamento mobile che permettono ai commercianti di accettare pagamenti con carta anche in aree con scarsa connettività. Con oltre 200.000 clienti in tutto il paese, Yoco sta contribuendo a formalizzare l’economia informale, ampliando l’accesso ai servizi finanziari.

Servizi finanziari nel suq

Nei mercati tradizionali del Marocco, dove l’89% delle transazioni avviene ancora in contanti e il sistema bancario fatica a penetrare l’economia informale, Wafr, fondata nel 2021 da Ismail Bargach e Reda Sallak, sta costruendo l’infrastruttura finanziaria del futuro, crescendo del 29% mese su mese. «Con soli 10.000 punti vendita formali per 40 milioni di abitanti, il sistema attuale è insufficiente», spiega Bargach, ex CEO di Lik-app. «Nei Paesi dove i pagamenti mobili sono diffusi, il rapporto è di uno a 350». La soluzione di Wafr è semplice e innovativa: trasformare 100.000 commercianti in fornitori di servizi finanziari. L’app consente loro di offrire ricariche telefoniche, trasferimenti di denaro e servizi di cash-in/cash-out, con l’obiettivo di espandersi verso pagamenti di bollette e trasferimenti peer-to-peer. «Il mondo si sta spostando verso il mobile banking», continua Bargach. «In Europa ci sono Revolut e N26, in Africa M-Pesa e Wave. Vogliamo diventare il conto bancario universale per pagamenti e trasferimenti». Ad oggi, Wafr ha già una rete di oltre 8.500 commercianti attivi e punta a raggiungere 20.000 nel breve termine. Il CTO Reda Sellak sottolinea come il punto di forza di Wafr sia la capillarità. «Mentre concorrenti come Chaabi Cash e Cash Plus contano circa 3.000 punti vendita ciascuno, noi sfruttiamo i negozi esistenti, riducendo i costi operativi». Questa strategia ha attratto investitori come Launch Africa Ventures, First Circle Africa e UM6P Ventures, che hanno già investito 1,3 milioni di dollari. «Ci rivolgiamo a un mercato potenziale di 16,5 miliardi di dollari», spiega Ayyoub Jouhadi, CMO e cofondatore. «Solo il settore delle ricariche telefoniche vale 1,5 miliardi di dollari, mentre le rimesse nazionali e internazionali rappresentano rispettivamente 5 e 10 miliardi di dollari». In un Paese dove l’uso delle carte bancarie è inferiore al 9%, Wafr non sta solo costruendo un’azienda, ma un’infrastruttura finanziaria capace di ridurre la dipendenza dal contante e di ridefinire l’economia del Marocco.

Agricoltura digitale

In un continente che vede la maggior parte della sua popolazione impegnata nel settore agricolo, la rivoluzione digitale sta contribuendo a potenziare la produttività dei campi, ma anche l’accesso limitato ai mercati e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Sono centinaia le startup – di seguito ne citiamo alcune tra quelle di maggiore successo – che stanno dimostrando come l’innovazione tecnologica possa essere una leva fondamentale per promuovere la sicurezza alimentare e migliorare le condizioni di vita delle comunità rurali. In Sudafrica Aerobotics, utilizza droni e intelligenza artificiale per monitorare la salute delle colture, identificando precocemente malattie o stress idrico. Questa soluzione consente agli agricoltori di ottimizzare l’uso delle risorse e aumentare i raccolti. In Nigeria FarmCrowdy è una piattaforma di crowdfunding agricolo che permette agli investitori di finanziare progetti agricoli in cambio di una quota dei profitti. La startup supporta i piccoli agricoltori con capitali, formazione e accesso ai mercati, contribuendo a migliorare la loro sostenibilità economica. Sempre in Nigeria Zenvus combina sensori IoT e big data per monitorare le condizioni del suolo, la temperatura e l’umidità in tempo reale. Queste informazioni aiutano gli agricoltori a prendere decisioni informate, riducendo gli sprechi e massimizzando la produttività. Non solo, Hello Tractor offre un servizio di noleggio di macchine agricole attraverso un’applicazione mobile. Definita l’”Uber dei trattori”, questa startup consente agli agricoltori di accedere a mezzi meccanizzati senza doverli acquistare, migliorando l’efficienza delle loro operazioni.

In Ghana Esoko fornisce dati in tempo reale su prezzi di mercato, previsioni meteo e pratiche agricole ottimali (attraverso SMS e app mobili, gli agricoltori possono prendere decisioni informate e aumentare la redditività delle loro attività). Infine, non si può non citate il Kenya, hub tecnologico dell’Africa orientale. Qui Twiga Foods connette piccoli agricoltori ai mercati urbani, eliminando intermediari e garantendo prezzi più equi. Utilizzando una piattaforma digitale, la startup fondata nel 2014 a Nairobi, gestisce la logistica e la distribuzione, migliorando l’efficienza della catena di approvvigionamento alimentare. Nel cuore rurale del Kenya, dove l’agricoltura rappresenta ancora il 65% dell’occupazione ma la produttività resta tra le più basse al mondo, una startup sta rivoluzionando il modo in cui i piccoli agricoltori combattono le malattie delle colture. Farmer Lifeline, fondata da Esther Kimani nel 2020, utilizza l’intelligenza artificiale per proteggere i raccolti attraverso la diagnosi precoce. «Ho visto troppi agricoltori perdere interi raccolti per malattie che avrebbero potuto essere facilmente gestite se identificate in tempo», spiega Kimani, che ha vinto l’Africa Prize for Engineering Innovation 2023 della Royal Academy of Engineering. «La nostra app permette di identificare le malattie delle piante con una semplice foto scattata con lo smartphone».

Attraverso un sistema basato sull’intelligenza artificiale, Farmer Lifeline analizza le immagini delle piante malate e fornisce diagnosi immediate e consigli di trattamento personalizzati. L’app funziona anche offline, vantaggio cruciale nelle aree rurali con connettività limitata, ed è disponibile in inglese e swahili.

L’impatto è già significativo: la startup ha aiutato oltre 5.000 piccoli agricoltori nella contea di Makueni a proteggere le loro colture, riducendo le perdite di raccolto fino al 50%. «La nostra visione è rendere la tecnologia accessibile a tutti gli agricoltori», sottolinea Kimani. «Per questo offriamo un modello di abbonamento flessibile che parte da soli 100 scellini kenioti (circa 0,60 euro) al mese».

Hub tecnologici

In un continente in rapida trasformazione, tra innovazione tecnologica e connessioni digitali in espansione, migliaia di giovani talenti intraprendenti condividono progetti e idee in hub tecnologiciespazi di co-working. Questi centri offrono molto più di semplici uffici condivisi: sono ecosistemi che alimentano la creatività, favoriscono il networking e accelerano lo sviluppo di soluzioni innovative in settori chiave come fintech, agritech, salute digitale e energie rinnovabili. Uno degli esempi più emblematici è Hi-Hub, situato nel cuore di Nairobi, capitale del Kenya e centro tecnologico di riferimento per l’Africa orientale. Nato per supportare startup emergenti, Hi-Hub offre non solo spazi di lavoro, ma anche accesso a mentorship, formazione, e opportunità di networking con investitori e partner internazionali. «Il nostro obiettivo è costruire un ecosistema che non solo favorisca l’innovazione, ma che sia anche un motore di impatto sociale ed economico», spiega James Mwangi, co-fondatore di Hi-Hub. Tra i suoi successi, il centro ha supportato startup come M-Kopa, che fornisce soluzioni energetiche a basso costo per le comunità rurali, e Twiga Foods, una piattaforma che connette piccoli agricoltori ai mercati urbani. In Ruanda, l’hub KLabdi Kigali ha supportato progetti come Babyl Rwanda, una piattaforma di telemedicina che offre consulti medici remoti a milioni di persone, contribuendo a colmare il gap nell’accesso alle cure sanitarie.

In Uganda, il Innovation Village di Kampala ha lanciato iniziative come Matibabu, un’applicazione mobile che consente di diagnosticare la malaria senza prelievi di sangue, utilizzando la luce e l’intelligenza artificiale. In Nigeria il Yaba Tech Hub di Lagos rappresenta uno dei principali acceleratori di startup del Paese. Situato nel distretto di Yaba, soprannominato la “Silicon Valley africana”, questo hub ha dato vita a startup di successo come Flutterwave, leader nei pagamenti digitali nel Paese, e Andela, che forma ingegneri software per aziende internazionali. L’hub beneficia di un ecosistema ricco di talenti grazie alla presenza di università vicine e di una comunità imprenditoriale giovane e dinamica. «Il nostro focus è sulla creazione di soluzioni africane per problemi africani», sottolinea Iyinoluwa Aboyeji, uno dei fondatori di Andela.

Rete di programmatori

Nata a Lagos nel 2014 e oggi presente in tutto il continente africano, Andela sta rivoluzionando il mercato del lavoro tech globale attraverso un modello unico: identificare, formare e connettere i migliori talenti tecnologici africani con le più grandi aziende del mondo. Una visione che ha portato la startup a raggiungere una valutazione di 1,5 miliardi di dollari nel 2021, facendone uno dei rari “unicorni” africani.

La piattaforma ha rivoluzionato il modo in cui le aziende tech globali accedono ai talenti africani. Il modello di business, inizialmente focalizzato sulla formazione di sviluppatori in Africa, si è evoluto per diventare un marketplace globale di talenti tech che connette programmatori qualificati con aziende di primo piano come GitHub, Microsoft e Google.

Il successo non è passato inosservato: nel settembre 2021, SoftBank Vision Fund 2 ha guidato un round da 200 milioni di dollari, con la partecipazione di Whale Rock e Generation Investment Management, la società di investimento dell’ex vicepresidente Usa Al Gore.

Da Lagos l’azienda ha espanso la sua presenza in Kenya, Rwanda, Uganda e altri Paesi africani, prima di abbracciare un modello completamente remoto nel 2020 – trasformazione che ne ha accelerato ulteriormente la crescita. Dall’Africa al mondo: il percorso di Andela dimostra come le migliori idee nate nel continente possano trasformarsi in successi globali. Una storia che va oltre il business, perché sta concretamente abbattendo le barriere geografiche nel mondo del lavoro tech.

Mobilità elettrica

Nelle trafficate strade di Kampala, capitale dell’Uganda, dove i boda boda (mototaxi) sono il principale mezzo di trasporto quotidiano per milioni di persone, una startup sta silenziosamente guidando la rivoluzione della mobilità elettrica. Zembo, fondata nel 2019 da Étienne Saint-Sernin e Daniel Dreher, sta costruendo un ecosistema completo che va oltre la semplice vendita di moto elettriche.

«Il boda boda è il mezzo di trasporto più diffuso in Uganda, con oltre 200.000 moto solo a Kampala», spiega Saint-Sernin. «Ma i conducenti spendono fino al 40% dei loro guadagni in carburante». La soluzione di Zembo è innovativa: un modello pay-as-you-go che permette ai conducenti di acquistare le moto elettriche attraverso micropagamenti giornalieri, combinato con un sistema di battery swap che consente di sostituire le batterie scariche con batterie cariche in pochi minuti.

Con oltre 2.000 moto già su strada e una rete di 30 stazioni di ricarica, Zembo sta dimostrando che la mobilità elettrica non è un lusso riservato ai Paesi ricchi.

L’impatto è, inoltre, sia ambientale che sociale: ogni moto elettrica riduce le emissioni di CO2 di circa 5 tonnellate l’anno rispetto a una moto tradizionale, mentre i conducenti possono risparmiare fino al 40% sui costi operativi quotidiani. Una visione che ha convinto anche importanti investitori internazionali: nel 2021 la startup ha raccolto 3,4 milioni di dollari da un gruppo di investitori guidato da Toyota Tsusho Corporation, a cui si sono uniti Dob Equity e InfraCo Africa, portando il totale degli investimenti raccolti a 5 milioni di euro.

L’ugandese Zembo non è l’unica start-up che sta rivoluzionando la mobilità nelle città africane. Nel confinante Rwanda la società Ampersand, lanciata nel 2019, è diventata il primo produttore di e-moto commerciali nel continente, con oltre 500 dipendenti e una presenza anche in Kenya. Oggi vanta una flotta di oltre cinquemila veicoli tecnologici e si prevede che supererà le 40.000 unità entro la fine del 2026. Le sue motociclette producono il 75% in meno di emissioni di gas serra nel ciclo di vita rispetto alle moto a benzina. Inoltre sono dotate di un sistema di monitoraggio e di allerta sullo stato delle batterie che è collegato a una vasta rete di scambio di accumulatori sul territorio, servizio compreso nell’acquisto del mezzo: in pratica il conducente non rischia mai di restare a piedi. Ad aprile 2021, Ampersand si è assicurata 3,5 milioni di USD dall’Ecosystem Integrity Fund (EIF), il più grande investimento in mobilità elettrica da parte di un fondo di capitale di rischio nell’Africa subsahariana.

Digitalizzare la sanità

Le startup africane stanno anche avendo un impatto significativo nel campo sanitario. In Ruanda, la piattaforma Babyl, sviluppata da Babylon Health, consente ai cittadini di accedere a consulenze mediche via smartphone e di pagare per i servizi sanitari direttamente attraverso soluzioni di pagamento mobile come M-Pesa. Questo approccio sta migliorando l’accesso alle cure mediche, specie in aree rurali isolate. In Uganda, la startup Rocket Health ha lanciato un sistema di telemedicina che collega i pazienti con medici tramite chiamate video, permettendo diagnosi e prescrizioni digitali. Grazie a partnership con piattaforme di pagamento digitale, Rocket Health facilita anche il pagamento delle visite mediche e la consegna di farmaci a domicilio, offrendo un esempio di come la tecnologia possa colmare le lacune nel sistema sanitario. In un continente dove l’accesso alle cure mediche resta una sfida quotidiana, Helium Health sta portando la rivoluzione digitale negli ospedali e nelle cliniche. Fondata in Nigeria nel 2016 da Adegoke Olubusi, Tito Ovia e Dimeji Sofowora e accelerata nel 2017 da Y Combinator – uno dei più prestigiosi acceleratori di startup al mondo –, Helium Health è oggi una delle più importanti piattaforme tecnologiche per la sanità in Africa. In un contesto dove la maggior parte delle strutture sanitarie utilizza ancora sistemi cartacei, la piattaforma di Helium Health digitalizza ogni aspetto della gestione ospedaliera: dalle cartelle cliniche elettroniche alla telemedicina, dalla gestione degli appuntamenti all’analisi dei dati, fino ai pagamenti digitali e alla gestione dell’inventario farmaceutico.

I risultati sono impressionanti: presente in sei Paesi tra Africa e Medio Oriente (Nigeria, Ghana, Kenya, Senegal, Liberia ed Emirati Arabi Uniti), la startup serve oggi oltre 1.000 strutture sanitarie e più di 7.000 professionisti sanitari, gestendo oltre 7 milioni di cartelle cliniche. Un successo che ha attirato l’attenzione di importanti investitori globali: nel 2023 ha raccolto 30 milioni di dollari in un round Series B guidato da Axa IM Alts, con la partecipazione di Capria Ventures e della cofondatrice di 23andMe Anne Wojcicki.

L’obiettivo è ambizioso: connettere l’intero ecosistema sanitario africano attraverso la tecnologia, migliorando l’accesso alle cure per milioni di persone. Una rivoluzione digitale che sta trasformando la sanità africana, un paziente alla volta.

Questo articolo è uscito sul numero 2/2025 della rivista Africa. Clicca qui per acquistare una copia.

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