Almeno sette persone sono morte e in decine sono rimaste ferite durante le proteste tenute nei giorni scorsi a Lomé contro Faure Gnassingbé, al potere in Togo dal 2005 quando ereditò la presidenza alla morte del padre. Denunciando “gli abusi commessi dalle forze dell’ordine e dalle milizie togolesi”, le organizzazioni della società civile e per i diritti umani hanno riferito di sette corpi recuperati nei corsi d’acqua della capitale togolese, di “decine di feriti” e di “più di 60 persone” arrestate durante i tre giorni di proteste, dal 26 al 28 giugno. Le autorità non hanno fornito un bilancio ufficiale, ma una brigata della gendarmeria ha segnalato due morti “per annegamento”.
David Dosseh, portavoce del Front Citoyen Togo Debout, ha definito “inaccettabili” le violenze messe in atto dalle forze governative contro i manifestanti, scesi in piazza per la seconda volta in un mese nel Paese: “Non siamo animali, siamo figli di questo Paese, e come figli e cittadini di questo Paese, la Costituzione ci dà il diritto di esprimerci e manifestare pacificamente”, ha detto alla France presse.
I manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro la repressione delle libertà civili e contro la riforma costituzionale che consente a Gnassingbé, 59 anni, di consolidare la sua presa sull’apparato statale, abbandonando la presidenza a favore di un ruolo esecutivo senza limiti di mandato.
Foto: Afp



