Tanzania, le autorità fanno pressioni per sfrattare i Masai

di Tommaso Meo

Due commissioni presidenziali della Tanzania hanno raccomandato lo sfratto di massa del popolo Masai da alcune delle aree protette più iconiche dell’Africa orientale, tra cui l’Area di Conservazione di Ngorongoro – Sito Patrimonio Mondiale Unesco – e il vicino Lago Natron. I rapporti, presentati nel corso di una cerimonia ufficiale alla presidente tanzaniana Samia Suluhu Hassan, non sono stati resi pubblici, ma le loro conclusioni hanno avuto ampia diffusione in Tanzania.

Secondo quanto riporta l’organizzazione per i diritti dei popoli indigeni Survival International, che da anni segue il caso, le due commissioni erano state istituite dalla presidente Hassan in seguito agli sfratti di pastori Masai da alcune zone dell’ecosistema del Serengeti e alle proteste su larga scala avvenute nel 2024 a Ngorongoro. Anziché riconsiderare quelle misure, i rapporti le avallano e ne chiedono la prosecuzione: la presenza dei Masai nelle aree di conservazione viene definita una «pressione ambientale» da ridurre, e si chiede la revoca del riconoscimento del loro diritto a vivere a Ngorongoro, diritto che era stato esplicitamente garantito alla creazione del sito. Le commissioni prendono inoltre di mira le organizzazioni della società civile che sostengono le comunità Masai, accusandole di «diffondere disinformazione» perché «in conflitto con gli interessi governativi».

Le autorità tanzaniane continuano a definire “volontari” i trasferimenti, un’affermazione che i Masai respingono con forza. «Il trasferimento forzato, mascherato da politica, ha privato il nostro popolo dei suoi diritti fondamentali e della sua dignità», ha dichiarato un portavoce Masai che ha chiesto di restare anonimo. «Veniamo incolpati per il degrado ambientale, mentre l‘espansione incontrollata del turismo viene ignorata. Rifiutiamo la prosecuzione di queste misure in qualsiasi loro forma».

La vicenda solleva interrogativi anche sul ruolo dell’Unesco, che ha sostenuto i trasferimenti nonostante Ngorongoro sia un sito patrimonio mondiale e nonostante il riconoscimento originario dei diritti ancestrali dei Masai sull’area. Survival International parla apertamente di «conservazione fortezza» di stampo coloniale: «Queste commissioni sono state una farsa, ideata per dare una parvenza di legittimità alla violenta persecuzione dei Masai in Tanzania», ha dichiarato la direttrice generale Caroline Pearce. «E mentre i Masai vengono derubati delle loro terre, i tour operator e i cosiddetti ambientalisti si arricchiranno a spese di un paesaggio svuotato dei suoi abitanti originari».

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