• Homepage
  • ARGOMENTI
    • NEWS
    • IN EVIDENZA
    • FOCUS
    • LO SCATTO
    • SOCIETÀ
    • ARCHIVIO ARTICOLI
    • AFRICA TV – VIDEO
    • NATURA
    • CONTINENTE VERO
    • IN VETRINA
  • EVENTI
    • Festa 100 afriche
    • Bella Ciao (registrazione)
    • Dialoghi sull’Africa
      • 2025
      • 2024
      • 2023
      • 2022
      • 2021
      • 2019
      • 2018
      • 2017
      • 2016
      • 2015
      • 2014
      • 2013
      • 2012
      • 2011
    • Archivio eventi
      • 2025
      • 2024
      • 2023
  • CORSI ONLINE
    • Arabo in tasca
    • “Disordine Globale” (geopolitica)
    • Orizzonti di Sabbia (registrazione)
  • MOSTRE
  • LA RIVISTA
    • CHI SIAMO
    • Per abbonarsi
    • Acquista copia singola
    • NUOVO NUMERO (3/2026)
    • PENULTIMO NUMERO (2/2026)
    • Dove trovare Africa
    • Promo docenti, studenti, scuole e biblioteche
    • Iscriviti alla newsletter
    • Coopera – inserto Ong
    • CONTATTI
  • Abbonamenti
  • VIAGGI DI AFRICA
    • PROSSIME PARTENZE
    • ALGERIA
    • BENIN
    • BENIN E TOGO
    • COSTA D’AVORIO
    • ETIOPIA (DANCALIA)
    • MADAGASCAR
    • MALAWI
    • MAURITANIA
    • REUNION
    • SAO TOME
    • SENEGAL
    • SUDAFRICA
    • UGANDA (GORILLA)
    • UGANDA (KARAMOJA)
  • shop
  • PROMO “Vini del Sudafrica”

Edizione del 14/06/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl

Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

tanzania

    CONTINENTE VERO

    La battaglia dei Masai per la terra

    di claudia 19 Ottobre 2025
    Scritto da claudia

    di Jay Anyango

    I Masai di Loliondo, brutalmente sfrattati dalle loro terre per fare spazio a una riserva di caccia, vedono la loro battaglia legale naufragare dopo il verdetto della Corte suprema tanzaniana. La sentenza apre la strada a nuovi sgomberi, mentre in Kenya altre comunità indigene affrontano lotte simili contro riserve di conservazione imposte senza consenso.

    «Ci stanno portando via tutto: la nostra terra, la nostra storia, il nostro futuro», denuncia Ole Nadoy, leader della comunità masai di Loliondo. Parole che riecheggiano come un grido di disperazione e resistenza. Nel giugno 2022, oltre 96.000 Masai sono stati sgomberati con la forza dalle loro terre ancestrali per fare spazio alla riserva di caccia Pololeti. Lo scorso ottobre, la Corte suprema di Dodoma ha respinto la richiesta di rientro nelle loro terre, un verdetto che, secondo l’Oakland Institute, rappresenta un pericoloso precedente per i diritti dei popoli indigeni in Tanzania e oltre. Survival International denuncia che i Masai non sono stati consultati né risarciti, benché le loro terre fossero legalmente riconosciute. «Le comunità colpite vivevano in villaggi regolarmente registrati secondo il regime fondiario tanzaniano, eppure la Corte ha ritenuto che il loro diritto alla terra fosse secondario rispetto alle esigenze economiche del Paese», riferisce l’organizzazione che difende i popoli indigeni. E ancora: «La decisione rischia di creare un pericoloso precedente, legittimando sfratti forzati di comunità native a favore di progetti governativi legati al turismo e alla conservazione ambientale».

    «I motivi su cui si fonda la sentenza», sostengono gli attivisti, «fanno fortemente dubitare dell’indipendenza del potere giudiziario in questo momento storico della Tanzania, Paese ormai ben avviato a diventare un regime autocratico dove la legge non è più uguale per tutti e gli oppositori vengono perseguitati». Vittime della repressione sarebbero anche «i leader masai e quelli delle organizzazioni della società civile che hanno difeso i loro diritti, imprigionati per mesi con accuse pretestuose».

    La sentenza e le sue conseguenze

    Il tribunale ha motivato la decisione sostenendo che la riserva è necessaria per la conservazione della fauna selvatica (“le riserve di caccia tutelano l’ambiente e l’equilibrio dell’ecosistema – hanno spiegato i giudici – permettendo l’abbattimento degli animali vecchi o in eccesso”), principale fonte di valuta estera del Paese. Tuttavia, la sentenza contraddice un precedente verdetto della stessa Corte suprema del 2023, che aveva dichiarato illegale la creazione della riserva Pololeti proprio perché i Masai non erano stati coinvolti. Gli attivisti parlano di un grave segnale di deriva autoritaria: «Non solo la giustizia sembra piegata agli interessi economici del governo, ma chi difende i diritti delle comunità indigene viene perseguitato. Leader masai e attivisti della società civile sono stati imprigionati con accuse pretestuose, mentre le forze di sicurezza hanno represso con la violenza le proteste locali». «Il dietrofront evidenzia il peso politico della vicenda e la volontà del governo di piegare le decisioni giudiziarie ai propri interessi economici», chiosano i rappresentanti delle comunità pastorali di Loliondo.

    La battaglia legale – di cui si annunciano nuovi capitoli – è solo l’ultimo risvolto di un’annosa contesa che da molti anni contrappone le autorità di Dodoma ai Masai. Questi ultimi, uno dei gruppi indigeni più noti dell’Africa orientale, vivono nel nord della Tanzania, e nei territori confinanti del Kenya, e sono tradizionalmente pastori nomadi. Il loro stile di vita dipende fortemente dalla possibilità di accedere a vaste aree di pascolo per il bestiame, una risorsa sempre più minacciata dalla pressione dello sviluppo economico e turistico. Nel corso del tempo, il governo tanzaniano ha progressivamente limitato l’accesso dei Masai alle loro terre, sostenendo che le aree in questione sono necessarie per la conservazione della fauna selvatica o lo sviluppo turistico. Uno degli epicentri del conflitto è proprio la regione di Loliondo, al confine con il Parco Nazionale del Serengeti. Il governo tanzaniano ha a lungo cercato di trasformare questa zona in una riserva naturale. E ciò ha comportato lo sfratto forzato di numerose famiglie masai.

    Turismo e neocolonialismo

    La situazione ha raggiunto un punto critico quando il governo, nel 2022, ha inviato le forze di sicurezza per delimitare 1.500 chilometri quadrati come area protetta, scatenando proteste e scontri con le comunità locali. Decine di attivisti sono stati arrestati, alcuni sono stati costretti all’esilio e molte comunità hanno subito violenze durante gli sgomberi forzati. Le immagini degli scontri hanno suscitato reazioni internazionali, con organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch a denunciare presunte violazioni dei diritti umani, chiedendo alla Tanzania di rispettare gli accordi internazionali sulla tutela dei popoli indigeni.

    Il governo giustifica gli sfratti con la necessità di tutelare l’ecosistema, ma i Masai e le organizzazioni per i diritti umani accusano le autorità di usare la conservazione come pretesto per favorire il turismo di lusso e la caccia sportiva. Secondo fonti di stampa, alcune delle terre sottratte sarebbero già state concesse a compagnie straniere legate agli Emirati Arabi, che organizzano safari esclusivi e battute di caccia per clienti facoltosi. La vicenda ha suscitato indignazione internazionale: l’Unione Europea ha condannato duramente l’accaduto, arrivando a sospendere finanziamenti destinati alla conservazione ambientale in Tanzania, mentre la Banca mondiale ha interrotto l’erogazione di fondi per lo sviluppo turistico a causa delle violazioni dei diritti umani.

    Lotta senza confini

    Le conseguenze del caso di Loliondo si fanno sentire anche oltre confine. Il Kenya ha accolto un numero crescente di Masai in fuga, privati dei loro mezzi di sussistenza. Nel gennaio scorso, la giustizia kenyota ha emesso una sentenza storica, dichiarando illegali le riserve di conservazione create dal governo in collaborazione con il Northern Rangelands Trust (Nrt), un’organizzazione che gestisce milioni di ettari vendendo crediti di carbonio a multinazionali come Meta, Netflix e British Airways. Il tribunale ha appurato che quelle aree sono state istituite senza consultare le comunità locali, in maggioranza di etnia borana, samburu e rendille, alimentando il sospetto che dietro la conservazione si nascondano interessi economici globali a discapito dei popoli indigeni. La missione di Nrt sarebbe, in teoria, quella di istituire riserve comunitarie resilienti, trasformare vite e garantire la pace e la conservazione delle risorse naturali. A finire sotto accusa è un progetto del valore potenziale di svariati milioni di dollari (l’importo esatto non è noto poiché l’organizzazione non pubblica bilanci finanziari), da tempo criticato dagli attivisti indigeni perché sarebbe stato istituito a danno delle popolazioni locali. La sentenza, in particolare, riguarda un caso intentato da 165 membri delle comunità presenti in quei territori e sancisce che le riserve sono state istituite incostituzionalmente, senza base giuridica. La Corte ha inoltre ordinato che i guardaparco dell’Nrt, armati pesantemente e accusati dai popoli indigeni della zona, lascino quelle riserve.

    Interessi stranieri

    «La sentenza è anche l’ultima di una serie di stoccate alla credibilità di Verra, il principale organismo utilizzato per verificare e validare i progetti di crediti di carbonio», fa sapere Survival International. «Purtroppo questo fenomeno è lungi dall’essere un problema isolato», fa presente Caroline Pearce, direttrice generale dell’organizzazione. «Troppi programmi di compensazione delle emissioni di carbonio si basano sullo stesso modello obsoleto della “conservazione fortezza” e sostengono di “proteggere” la terra mentre calpestano i diritti dei suoi proprietari indigeni e realizzano ingenti profitti strada facendo».

    Gli interessi stranieri nella gestione di quei territori appaiono evidenti. Secondo l’Oakland Institute, dietro la politica tanzaniana sulla conservazione e il turismo si nasconderebbero ingerenze di rilievo, in particolare statunitensi. Un rapporto pubblicato ad aprile da ricercatori californiani (intitolato Pulling Back the Curtain: How the US Drives Tanzania’s War on the Indigenous) ha messo in luce come Washington abbia esercitato un ruolo determinante nell’influenzare le strategie di gestione del territorio in Tanzania, sostenendo progetti finanziati da Usaid a scapito delle comunità locali. E malgrado l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale sia stata praticamente chiusa nei mesi scorsi da Donald Trump, in pochi si illudono che la nuova amministrazione americana imprimerà o favorirà un cambio di rotta nelle politiche ambientali… Mentre il governo di Dodoma prosegue con le politiche di esproprio, i Masai si trovano a combattere una battaglia sempre più difficile per la salvaguardia dei propri diritti e per il controllo delle loro terre ancestrali.

    Questo articolo è uscito sul numero 3/2025 della rivista Africa. Clicca qui per acquistare una copia.

    Condividi
    19 Ottobre 2025 0 commentI
    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • SAPORI

    Come preparare lo stufato di pesce al cocco dalla Tanzania

    di claudia 28 Settembre 2025
    28 Settembre 2025

    Aromatico, speziato e profumato di cocco: l’Mtuzi wa Samaki è un piatto tradizionale della Tanzania, particolarmente diffuso a Zanzibar. Unisce sapori decisi e dolcezza tropicale in una preparazione semplice e …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • AFRICA TV - VIDEONATURA

    Da rifiuto a risorsa: la rivoluzione di Zanzibar

    di claudia 22 Settembre 2025
    22 Settembre 2025

    Otto anni fa, a Jambiani, nasceva un’idea semplice: raccogliere la plastica abbandonata sulle spiagge. Oggi quella scintilla è diventata un movimento che sta cambiando Zanzibar. Dai rifiuti sono nati zaini, …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Tanzania, niente copertura live per il processo all’oppositore Tundu Lissu

    di claudia 20 Agosto 2025
    20 Agosto 2025

    Il tribunale di Dar es Salaam ha vietato ai media di trasmettere in diretta il processo al leader dell’opposizione tanzaniana, Tundu Lissu, accusato di tradimento. Citando il magistrato Franco Kiswaga, …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • LO SCATTO

    Nyumba ntobhu: Magdalena e Bhoke

    di claudia 18 Agosto 2025
    18 Agosto 2025

    Magdalena Mukam, 80 anni, e Bhoke Wambura, 61, sono sposate da molti anni. – Foto di Stefano Stranges Nyumba ntobhu: così è detta la pratica ancestrale che prevede il matrimonio …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • CONTINENTE VERO

    Il senso dei topi per la (nostra) vita

    di claudia 16 Agosto 2025
    16 Agosto 2025

    di Valentina Giulia Milani – foto di Tommy Trenchard / Panos Pictures In Tanzania c’è una “Rat Academy” dove i malfamati roditori si rivelano insostituibili alleati dell’uomo. Non solo in …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • AFRITECHECONOMIAInnovazioneNEWSSOCIETÀ

    Startup Africa Roadtrip, l’innovazione africana incontra l’Europa

    di claudia 6 Agosto 2025
    6 Agosto 2025

    Startup Africa Roadtrip, giunto alla settima edizione, è un progetto che porta avanti una nuova idea di cooperazione con formazione, imprese e reti che uniscono due continenti. La prossima tappa …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    In Tanzania, le elezioni generali si svolgeranno il 29 ottobre

    di claudia 29 Luglio 2025
    29 Luglio 2025

    La Commissione elettorale nazionale indipendente della Tanzania ha annunciato che le elezioni generali si terranno il 29 ottobre. I cittadini saranno chiamati a eleggere il presidente della Repubblica, i membri …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • LO SCATTO

    Tanzania, Joyce e i due figli sulla tomba di Angelina

    di claudia 28 Luglio 2025
    28 Luglio 2025

    Tanzania: Joyce e i due figli sulla tomba di Angelina, l’anziana donna con la quale era sposata. – Foto di Stefano Stranges Nyumba ntobhu: così è detta la pratica ancestrale …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    I Maasai della Tanzania contro Volkswagen

    di claudia 16 Luglio 2025
    16 Luglio 2025

    di Andrea Spinelli Barrile La Maasai International Solidarity Alliance ha lanciato un appello alla casa automobilistica tedesca per ritirarsi da un’iniziativa che, secondo l’organizzazione, viola i diritti delle comunità locali. …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    L’ambasciatore della Tanzania a Cuba si dimette e accusa il governo di pratiche che “violano i diritti umani”

    di claudia 15 Luglio 2025
    15 Luglio 2025

    L’ambasciatore della Tanzania a Cuba Humphrey Hesron Polepole si è dimesso accusando la presidenza tanzaniana e il governo di pratiche che “violano i diritti umani”. Lo si apprende dalla lettera …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • LO SCATTO

    Tanzania, Nyumba ntobhu

    di claudia 4 Luglio 2025
    4 Luglio 2025

    Magdalena Mukam, 80 anni, e Bhoke Wambura, 61, sono sposate da molti anni. Il loro legame coniugale, pur radicato nella tradizione rurale, è caratterizzato da un profondo affetto e da …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • LO SCATTO

    Tanzania, pastori masai si dirigono a una riunione del consiglio degli anziani

    di claudia 16 Giugno 2025
    16 Giugno 2025

    Pastori masai si dirigono a una riunione del consiglio degli anziani, attraversando la superficie secca e incrostata di sale del Lago Natron, nel nord della Tanzania. – Foto di Bruno …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • SAPORI

    Kachumbari, l’insalata estiva dall’Africa orientale

    di claudia 15 Giugno 2025
    15 Giugno 2025

    Con l’arrivo dell’estate, in cucina la Kachumbari è la risposta perfetta: un’insalata fresca, saporita e velocissima da preparare tipica del Kenya, della Tanzania e di altri Paesi dell’Africa orientale. Realizzata …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NATURANEWS

    La Tanzania vuole creare due nuove aree marine protette a Pemba

    di claudia 12 Giugno 2025
    12 Giugno 2025

    La Tanzania intende creare due nuove aree marine protette attorno all’isola di Pemba, situata a 50 chilometri dall’arcipelago di Zanzibar. Lo ha annunciato Makame Omar Makame, responsabile della protezione marina …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • …
  • 33

Africa Rivista

Via Fabio Massimo, 19 – 20139 Milano
Tel. 02.80898696
Cell. 375.5353235
Fax 06.92933897
Email: info@africarivista.it
Abbonamenti: segreteria@africarivista.it

Per abbonarsi alla rivista

Online


Bonifico Bancario
IBAN:  IT 65 H030 3203 2100 1000 0291 446
Intestato a Internationalia s.r.l.
SWIFT/BIC: BACRIT21302


Conto Corrente Postale
CCP n° 1049863846 – Intestato a Internationalia srl, Via Conca d’Oro, 206 – 00141 Roma 

Argomenti

ISCRIVITI ORA

ULTIMI ARTICOLI

  • Soldi senza frontiere

    14 Giugno 2026
  • Il libro della settimana: “Giacobini neri”

    14 Giugno 2026
  • Viaggio in Costa d’Avorio, tra maschere e foreste sacre

    14 Giugno 2026
  • Le lunghe notti di Luanda, dove non tutti ballano

    13 Giugno 2026
  • Non lavate questo sangue

    13 Giugno 2026
  • CHI SIAMO
  • PER ABBONARSI
  • VIAGGI DI AFRICA
  • CONTATTI
  • PUBBLICITA’ SU AFRICA
  • PRIVACY
  • INFORMATIVA

Edizione del 14/06/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl