Circa la metà dei bambini in età scolare in Sudan, oltre 8 milioni, non frequenta più la scuola a causa della guerra civile iniziata nell’aprile 2023, in una delle crisi educative più gravi al mondo. È quanto denuncia Save the Children in un rapporto diffuso ieri.
Secondo l’organizzazione umanitaria, dall’inizio del conflitto più di 8 milioni di bambini sudanesi hanno perso circa 500 giorni di istruzione, un dato superiore a quello registrato durante la pandemia di Covid-19. La direttrice generale di Save the Children International, Inger Ashing, intervenuta in videocollegamento da Stoccolma, ha accusato la comunità internazionale di non fornire risposte adeguate: “In questo momento la comunità internazionale sta fallendo i bambini del Sudan”.
Nel documento si sottolinea che molte scuole sono state chiuse o danneggiate dai combattimenti e che alcuni edifici scolastici vengono utilizzati come rifugi per famiglie sfollate. Nelle aree più colpite dalla guerra – tra cui Darfur settentrionale – risulta aperto solo il 3% delle scuole, mentre altre regioni come Kordofan occidentale, Darfur meridionale e Darfur occidentale registrano un grave deterioramento della situazione.
Save the Children avverte che, senza finanziamenti immediati per pagare e formare gli insegnanti, ripristinare spazi di apprendimento e fornire materiale scolastico, il sistema educativo rischia un “collasso totale”. Ashing ha ricordato che l’istruzione è anche uno strumento di protezione, perché può ridurre il rischio di sfruttamento e reclutamento dei minori da parte di gruppi armati.


