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Rivista Africa
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Tag:

etiopia

    FOCUS

    Il Corno d’Africa verso un nuovo conflitto? Le tensioni tra Etiopia, Eritrea e Somalia

    di claudia 31 Marzo 2025
    Scritto da claudia

    di Enrico Casale

    L’Africa orientale è tornata sotto i riflettori per i crescenti timori di un nuovo conflitto, con l’Etiopia al centro delle preoccupazioni. Dopo la fine della guerra nel Tigray, grazie agli Accordi di Pretoria, la situazione si è nuovamente complicata con il riaccendersi delle tensioni tra Etiopia ed Eritrea. Ne abbiamo parlato con Luca Puddu, docente di Storia dell’Africa all’Università di Palermo.

    Il Corno d’Africa ripiomberà in un nuovo conflitto? Etiopia ed Eritrea torneranno a combattersi? La Somalia riuscirà a ritrovare la stabilità perduta più di trent’anni fa? Sono queste le domande sempre più pressanti che percorrono l’Africa orientale, che in queste settimane sta assistendo a nuovi venti di guerra.

    Il cuore dell’instabilità è l’Etiopia e, in particolare, il Tigray. Dopo gli Accordi di Pretoria, che hanno messo fine al conflitto tra l’esercito federale e la milizia del Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF), sembrava essere tornata la pace nell’area. Oggi, però, si assiste a nuove tensioni tra Asmara e Addis Abeba. L’Eritrea ha mobilitato tutti i cittadini al di sotto dei 50 anni, mentre l’Etiopia ha spostato gran parte delle sue forze nello Stato regionale di Afar, minacciando il porto eritreo di Assab.
    “È chiaro che, per il momento, si tratta di manovre militari simili a quelle che abbiamo visto in passato – spiega Luca Puddu, docente di Storia dell’Africa all’Università di Palermo -.

    Di per sé, questi movimenti non segnalano l’imminenza di un conflitto. Il problema mi sembra essere piuttosto la situazione in Tigray, dove è scoppiato un conflitto civile tra le due anime del TPLF. Questo scontro interno al partito tigrino potrebbe innescare un effetto domino, portando a un’escalation ancora più ampia”.

    Il TPLF è stato teatro di una lotta di potere tra due figure chiave: Getachew Reda, che fino a poco tempo fa ha ricoperto la carica di presidente ad interim della regione del Tigray, e Debretsion Gebremichael, presidente del TPLF. Questa disputa interna ha portato a un colpo di stato all’interno del partito, con il risultato che il gruppo guidato da Debretsion Gebremichael ha assunto il controllo di uffici governativi chiave nella capitale regionale, Mekelle, mentre Getachew Reda è stato costretto a fuggire ad Addis Abeba.

    Getachew Reda
    Getachew Reda,

    “Queste tensioni – continua Puddu – potrebbero causare un conflitto tra Etiopia ed Eritrea. Secondo una serie di rapporti, sembrerebbe che il governo eritreo, venendo meno all’inimicizia pluridecennale che aveva contraddistinto i rapporti tra Asmara e il TPLF, abbia oggi contatti con l’ala dissidente di Debretsion Gebremichael, mentre Getachew Reda avrebbe un’interlocuzione privilegiata con il governo federale ad Addis Abeba. La politica di Asmara è coerente con la linea che ha sempre seguito nei confronti dell’Etiopia: il corteggiamento delle periferie per evitare che vi sia un forte potere centrale ad Addis Abeba che possa minacciare l’integrità territoriale dell’Eritrea. Da qui i rapporti con il TPLF e con le milizie Fano nella regione dell’Amara”.

    L’Etiopia, dal canto suo, secondo Puddu, potrebbe in risposta valutare l’ipotesi di un intervento militare contro l’Eritrea, in nome della salvaguardia della propria integrità territoriale. “Siamo naturalmente nel campo delle ipotesi – continua Puddu – in un contesto in cui non esistono amicizie eterne, ma soltanto allineamenti tattici dettati dal principio per cui il nemico del mio nemico è mio amico. Dunque, il TPLF, nemico storico dell’Eritrea, potrebbe divenire un alleato in funzione anti-etiope”.

    Una strategia simile è in corso in Somalia. Il governo di Mogadiscio controlla solo una parte minima del Paese e deve mantenere un equilibrio tra le potenze confinanti, che hanno diverse ambizioni sul suo territorio. “Da qui nasce il riavvicinamento all’Etiopia – osserva Puddu -. Un riavvicinamento che, però, è ambivalente. Mentre il presidente somalo viaggiava ad Addis Abeba per riallacciare le relazioni diplomatiche e accettare le truppe etiopi nella futura missione di pace multinazionale per la Somalia, il suo ministro degli Esteri si trovava al Cairo, dove l’Egitto dichiarava l’inammissibilità dei tentativi dell’Etiopia di acquisire un accesso diretto al mare. Questo rende evidente come esistano diverse agende all’interno del governo federale somalo, il quale gioca su più piani per contenere l’espansionismo etiope, evitando al contempo uno scontro aperto”.

    In questi giochi entrano in scena anche altri attori esteri, come i Paesi del Golfo e la Turchia. “Anche in questo caso non vi sono agende coerenti su base nazionale – sottolinea Puddu -. C’è un continuo tentativo di bilanciare i diversi interessi in gioco. L’Arabia Saudita è stata certamente vicina all’Eritrea in passato, così come gli Emirati Arabi Uniti, soprattutto durante la guerra in Yemen. Tuttavia, hanno anche sostenuto la transizione in Etiopia, elargendo generosi prestiti alla Banca Centrale etiope. Lo stesso si può dire della Turchia. Il governo turco ha ingenti investimenti in Somalia e sta contribuendo alla ricostruzione dell’apparato di sicurezza somalo, ma al contempo ha importanti rapporti economici con l’Etiopia, come dimostra la vendita dei droni turchi al governo di Addis Abeba. Di conseguenza, il governo turco, come altri governi della regione, cerca di mantenere un equilibrio tra queste diverse istanze”.

    Naturalmente, questi equilibri sono possibili finché la politica regionale è attraversata da tensioni, ma non degenera in una guerra aperta. “Se dovesse scoppiare un conflitto su larga scala tra Etiopia ed Eritrea – conclude Puddu -, inevitabilmente si cristallizzerebbero delle alleanze più definite, almeno finché dureranno le ostilità. In tal caso, è presumibile che la Turchia continui a fornire assistenza militare all’Etiopia tramite la vendita di droni, mentre altri Paesi dell’area potrebbero sostenere lo sforzo militare eritreo per evitare un’espansione etiope nell’arena geopolitica del Mar Rosso”.

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    31 Marzo 2025 0 commentI
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