Il partito al potere in Costa d’Avorio, il Raggruppamento degli houphouetisti per la democrazia e la pace (Rhdp), ha consolidato la propria egemonia conquistando oltre il 77% dei seggi nelle elezioni legislative di sabato scorso. Secondo i risultati provvisori annunciati ieri sera dalla Commissione elettorale indipendente (Cei), la formazione del presidente Alassane Ouattara si è aggiudicata 197 dei 255 scanni disponibili, incrementando la propria presenza di 34 deputati rispetto all’Assemblea uscente.
La vittoria schiacciante si pone in continuità con le elezioni presidenziali di ottobre, che avevano visto la rielezione di Ouattara per un quarto mandato con quasi il 90% dei voti. Tuttavia, la partecipazione al voto è rimasta bassa: l’affluenza si è fermata appena sopra il 35%, registrando un calo di 2 punti percentuali rispetto al 2021.
L’analisi del voto evidenzia come l’Rhdp abbia fatto il pieno di consensi nel nord del Paese, suo feudo storico dominato dall’etnia malinké del presidente, con punte del 100%, riuscendo al contempo a radicarsi anche nelle zone del sud e dell’ovest, storicamente vicine all’opposizione.
Crolla invece il Partito democratico della Costa d’Avorio (Pdci), principale forza di opposizione, che vede dimezzato il proprio numero di deputati, passando da 66 a 32.
Assente dalla competizione il Partito dei popoli africani-Costa d’Avorio (Ppa-Ci) dell’ex presidente Laurent Gbagbo, che aveva invitato al boicottaggio delle urne e non ha presentato candidati.
Completano il quadro una ventina di deputati eletti come indipendenti, molti dei quali sono dissidenti dell’Rhdp che potrebbero verosimilmente votare con la maggioranza nei prossimi cinque anni.
Il presidente della Cei, Ibrahime Kuibiert Coulibaly, ha affermato che il voto si è svolto “globalmente in conformità con le leggi”, nonostante alcuni episodi di violenza e irregolarità che non avrebbero inciso sulla sincerità delle operazioni.


