Sono attesi per domani i primi risultati delle elezioni presidenziali tenute in Guinea dopo il colpo di stato del 2021, che dovrebbero confermare il generale Mamady Doumbouya alla guida del Paese per un mandato di sette anni. Erano quasi sette milioni gli elettori chiamati ieri alle urne per scegliere tra nove candidati alla più alta carica dello Stato: le operazioni di voto si sono svolte senza incidenti a fronte di un esito dato per scontato, in assenza di figure di spicco come il leader dell’opposizione Cellou Dalein Diallo e l’ex presidente Alpha Condé, rovesciato nel 2021, entrambi in esilio.
La Guinea detiene le più grandi riserve di bauxite al mondo e il più ricco giacimento di ferro non sfruttato a Simandou, inaugurato ufficialmente il mese scorso dopo anni di ritardo. Doumbouya ha rivendicato di aver portato avanti il progetto e di aver garantito alla Guinea i benefici derivanti dalla sua produzione. Quest’anno il suo governo ha anche revocato la licenza della sussidiaria di Emirates Global Aluminium, Guinea Alumina Corporation, a seguito di una controversia relativa a una raffineria, trasferendo i suoi beni a un’azienda statale. La svolta verso il nazionalismo delle risorse ha accresciuto la popolarità del generale, così come la sua età, 41 anni, in un Paese dove l’età media è di circa 19 anni.
Se verrà eletto, Doumbouya “probabilmente utilizzerà la sua posizione per consolidare ulteriormente il suo potere e quello dei militari in Guinea”, ha detto alla Reuters Benedict Manzin, capo analista per il Medio Oriente e l’Africa della società di consulenza sui rischi Sibylline. “In particolare, è probabile che metta i suoi alleati e collaboratori in una posizione tale da beneficiare del previsto boom economico associato all’avvio della produzione” a Simandou, ha aggiunto Manzin.


