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Edizione del 01/05/2026

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Rivista Africa
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Tag:

colonialismo

    23 settembre: Giornata della memoria e contro le schiavitù
    QUADERNI AFRICANI

    È tempo di giustizia riparativa per i crimini del colonialismo?

    di claudia 21 Giugno 2025
    Scritto da claudia

    Di Carmen Forlenza – Centro studi AMIStaDeS APS

    Il movimento per le riparazioni legate alla schiavitù perpetrata dagli imperi coloniali europei sta crescendo e acquistando visibilità. A guidare questa spinta sono soprattutto gli sforzi dei Paesi dei Caraibi, che trovano risonanza anche negli appelli del Segretario Generale delle Nazioni Unite.

    Il 30 maggio 2025 António Gutierres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha reiterato l’invito agli Stati Membri a lavorare per la giustizia e le riparazioni per gli africani e la diaspora affermando che: “L’Africa è un continente di energia e possibilità illimitate. Ma per troppo tempo, le colossali ingiustizie inflitte dalla schiavitù, dalla tratta transatlantica degli schiavi e dal colonialismo sono state non riconosciute e affrontate”. Le Nazioni Unite hanno condannato la schiavitù e il commercio transatlantico come crimini contro l’umanità in diverse occasioni e Gutierres ha più volte incitato ad agire per riparare questi delitti.

    Il Segretario Generale ha precisato come la decolonizzazione, pur avendo segnato la fine formale del dominio coloniale, non è stata sufficiente a liberare i paesi africani e le persone afrodiscendenti dai pregiudizi e dalle strutture razziste che hanno reso questi crimini possibili. Al momento della fondazione delle Nazioni Unite, diversi Paesi africani erano ancora sotto il controllo coloniale e per questo hanno ereditato un sistema internazionale pensato per gli scopi e con i principi di altre regioni del mondo, ancora una volta esclusi dai processi decisionali globali. Pertanto si fa sempre più urgente assegnare ad uno dei Paesi africani un seggio nel Consiglio di Sicurezza.

    Il tema delle riparazioni o compensazioni per le popolazioni e i Paesi vittime della schiavitù degli imperi coloniali europei non è nuovo, ma negli ultimi anni sta assumendo sempre più visibilità e forza. Già nel 2013, in occasione del World Social Forum di Tunisi, era emersa la proposta di istituire la Giornata Internazionale delle Riparazioni per la colonizzazione, accolta da diverse parti. La data prevista, il 12 ottobre, giorno in cui Cristoforo Colombo approdò nel continente americano, ha il valore simbolico di capovolgere la narrazione eurocentrica legata a quella ricorrenza, trasformandola in un’occasione per restituire la voce alle vittime del colonialismo, rendendo visibili le iniziative in favore della giustizia riparativa.

    Mauritania - La schiavitù riconosciuta come "crimine contro l'umanità"

    È innegabile tuttavia che i protagonisti del movimento per la riparazione sono oggi i leader caraibici, che chiedono giustizia per il commercio di schiavi transatlantico, durante il quale più di 12 milioni di africani furono rapiti e schiavizzati per essere deportati in America. Al centro delle loro rivendicazioni c’è l’idea che la schiavizzazione e la colonizzazione stanno ancora oggi avendo effetti negativi sullo sviluppo socio-economico dei Paesi dei Caraibi. Emerge anche un nesso con il cambiamento climatico, dato che parallelamente a richieste di risarcimento per lo schiavismo, si stanno avanzando anche richieste di giustizia per il cambiamento climatico. Infatti le isole caraibiche sono il tipico esempio di Paesi a basse emissioni, che stanno vivendo minacce alla loro stessa esistenza causate dai Paesi del Nord globale, che hanno contaminato l’aria sin dai tempi della Rivoluzione Industriale e che, durante l’epoca coloniale, hanno estratto risorse dai territori, impoverendoli e lasciandoli oggi come economie emergenti e a bassa crescita, di fronte a sfide climatiche che richiedono ingenti risorse.

    Già nel 2013 venne istituita la Commissione per le Riparazioni CARICOM (ovvero della Comunità Caraibica), un organismo regionale per promuovere e rafforzare la richiesta del pagamento delle riparazioni da parte dei governi di tutte le ex potenze coloniali ai Paesi dei Caraibi per i crimini commessi in quest’area: il genocidio dei nativi, la tratta transatlantica degli schiavi e la creazione di un sistema pubblico razzializzato. La CARICOM ha anche presentato nel 2014 un documento di rivendicazione nei confronti dei Paesi europei colonizzatori dell’area con una sintesi in dieci punti delle richieste di riparazione in nome di una giustizia riparativa.

    Il concetto di giustizia riparativa si fonda su un principio chiaro: quando viene commesso un danno, è necessario riconoscerlo e agire concretamente per rimediare alle sue conseguenze. Non si tratta solo di riconoscere la colpa, ma di restituire dignità alle vittime, ripristinare l’equilibrio sociale e costruire nuove basi per la convivenza. I dieci punti presentati includono, oltre a pagamenti di risarcimento, la presentazione di scuse formali, la creazione di programmi educativi, assistenza sanitaria e trasferimento di tecnologie. Il documento sottolinea come al momento dell’indipendenza, nei Caraibi, che erano stati sotto il controllo inglese, circa il 70% della popolazione nera locale era analfabeta, e secondo i governi caraibici questo è stato la causa dell’esclusione di generazioni di giovani caraibici dalla cultura scientifica e tecnologica globale, con conseguenze estremamente pesanti per lo sviluppo dei loro Paesi.

    I leader caraibici hanno approfittato anche del vertice annuale delle Nazioni del Commonwealth (associazione intergovernativa volontaria formata dagli Stati che hanno fatto parte in passato dell’impero britannico) del 2024, tenutosi nelle isole Samoa, per perorare la loro causa. In questo incontro, che aveva come tema prioritario la risposta degli Stati insulari alle sfide poste dal cambiamento climatico, i rappresentanti caraibici hanno insistito per includere il tema delle riparazioni, proprio perché secondo loro è intimamente legato a quello dei disastri naturali.
    Inoltre, in una conferenza stampa presso l’incontro annuale della comunità caraibica di febbraio di quest’anno, la presidente della CARICOM, nonché prima ministra delle Barbados, Mia Amor Mottley, ha dichiarato che sono necessari incontri diretti tra la Commissione per le Riparazioni e tutte le altre parti interessate, perché la necessità di scuse ufficiali e di compensazioni continua ad essere fondamentale per i Caraibi. I leader CARICOM hanno sottolineato a più riprese come attualmente stanno valutando le possibilità legali per richiedere riparazioni, prendendo come modello alcuni casi internazionali di giustizia riparativa.

    Ad esempio Germania e Israele hanno firmato nel 1952 un accordo sulle riparazioni da versare per i costi necessari a reinsediare gli ebrei resi profughi dall’Olocausto e risarcirli per le perdite delle loro proprietà e dei mezzi di sussistenza durante la persecuzione nazista, nel 2023 un tribunale sudcoreano ha condannato il Giappone a risarcire alcune donne costrette a prostituirsi dall’esercito giapponese durante la Seconda guerra mondiale (fenomeno denominato delle Comfort Ladies). Altri casi simili sono il risarcimento della Gran Bretagna ai più di 5.000 sopravvissuti vittime di tortura e abusi durante la rivolta dei Mau Mau contro il governo britannico negli anni ’50 in Kenya, o l’accordo di riconciliazione tra Germania e Namibia, che include risarcimenti per il genocidio delle popolazioni Herero e Nama, avvenuto tra il 1904 e il 1908.

    Memoriale delle vittime del genocidio delle popolazioni Herero e Nama

    Neanche l’Unione Africana è rimasta in silenzio sul tema. Nel febbraio di quest’anno, durante la periodica assemblea dei capi di stati e di governo dei Paesi dell’UA, il 2025 è stato proclamato ufficialmente “anno della giustizia per gli africani e le persone afrodiscendenti mediante le riparazioni”.
    L’UA aveva già deciso di affrontare il tema nell’assemblea del 2023 e organizzato una conferenza ad hoc ad Accra in Ghana nello stesso anno, allo scopo di costruire un fronte unico per supportare la casa delle riparazioni, ma quest’ultimo annuncio rende chiaro che le compensazioni per la schiavitù saranno un tema centrale tra le prossime attività dell’organizzazione.

    Il movimento per le riparazioni o compensazioni sta crescendo e guadagnando slancio, come dimostra ad esempio la Dichiarazione che ha proclamato ufficialmente l’inizio del Secondo decennio internazionale per le persone di origine africana il 17 dicembre del 2024. Non a caso, il tema scelto quest’anno per gli African Dialogues, una serie di eventi e forum organizzate dall’Ufficio del Consigliere Speciale delle Nazioni Unite per l’Africa per portare le voci africane su una piattaforma globale è: “Justice for Africans and People of African Descent Through Reparations” ovvero “Giustizia per gli Africani e gli Afrodiscendenti attraverso le riparazioni”.

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    21 Giugno 2025 0 commentI
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