Nella notte tra mercoledì e giovedì, forti spari e potenti esplosioni hanno squarciato il buio attorno l’aeroporto internazionale civile Diori Hamani di Niamey, capitale del Niger, dove per un paio d’ore la situazione è stata molto tesa. Come mostrano alcune immagini che circolano sui social media durante gli scontri a fuoco il cielo è stato tracciato da scie luminose, segno che probabilmente sono state attivate le difese antiaeree dell’aeronautica nigerina per contrastare un attacco di droni.
L’aeroporto di Niamey, situato a circa 10 chilometri dal palazzo presidenziale, è un’area molto sensibile: ospita la base 101 dell’aeronautica militare, il quartier generale della Forza unificata anti-jihadista Niger-Burkina Faso-Mali della Confederazione degli stati del Sahel (Aes) e una base per droni, ma vi è anche stoccato un ingente carico di uranio in attesa di essere esportato.
Ieri in tarda mattinata il capo della giunta militare nigerina Abdourahamane Tiani (nella foto) ha visitato l’aeroporto: “Come sapete, la base aerea e l’aeroporto internazionale sono stati oggetto di un tentativo di infiltrazione da parte di mercenari telecomandati. Questa è un’opportunità per noi, siamo in contatto con tutte le forze di difesa e di sicurezza e con i nostri partner russi per una pronta risposta” ha detto il presidente nigerino. La versione ufficiale di Tiani è che la situazione è tornata sotto controllo “in venti minuti” grazie al lavoro delle forze nigerine e dei “partner russi che hanno difeso con professionalità il loro settore della sicurezza”.
Adottando un tono molto aggressivo, il presidente Tiani ha poi attaccato gli “sponsor di questi mercenari” citando il presidente francese Emmanuel Macron, il presidente del Benin Patrice Talon e il presidente ivoriano Alassane Ouattara: “Li abbiamo ascoltati abbaiare abbastanza. Che loro si preparino ad ascoltare noi ruggire”. Il ministero della Difesa ha fatto sapere che 20 aggressori sono stati uccisi, altri 11 arrestati e che è in corso una caccia all’uomo per prendere tutti i partecipanti all’attacco. Quattro soldati nigerini sarebbero rimasti feriti.
È stato poi imposto lo stato d’emergenza su tutto il territorio di Niamey. Nessun gruppo armato ha ancora rivendicato ufficialmente l’azione.

Secondo gli elementi che coincidono nelle varie ricostruzioni stampa prodotte dai media francesi Afp ed Rfi, dall’agenzia stampa cinese Xinhua e dall’agenzia russa Africa Intelligence lo scenario in cui si è verificato lo scontro a fuoco dell’altra notte è stato molto simile all’ultimo attacco che i jihadisti del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Jnim) hanno condotto all’aeroporto Keita di Bamako, in Mali, a settembre 2024. Come allora, anche questo attacco sarebbe stato condotto da uno sparuto gruppo di persone, arrivate armi in mano a bordo di motociclette, ma sul numero degli aggressori le varie fonti differiscono tra un minimo di 20 a un massimo di 80.
Secondo Sky news Arabia si sarebbe trattato di un’operazione mirata contro una spedizione di uranio che sarebbe probabilmente stato destinato alla Russia. I militari dell’Africa Corps, citati anche da Tiani, erano già sul posto e secondo ActuNiger altri di loro avrebbero collaborato con le forze nigerine nella ricerca dei fuggitivi nei quartieri periferici di Niamey.
Tutte le fonti confermano l’uso di mortai e di droni kamikaze da parte dei jihadisti, che sono riusciti a colpire diversi aerei e molti droni dell’aeronautica nigerina, oltre ad alcuni velivoli civili, due Asky e un aereo di Air Cote d’Ivoire, un Airbus A319 colpito da colpi di mitragliatrice mentre era parcheggiato sulla pista. Diversi voli diretti a Niamey sono stati dirottati su altri scali, a Ouagadougou o Abidjan, e non ci sono vittime né feriti tra i civili.
Secondo una fonte nigerina citata da Jeune Afrique, la base 101 sarebbe stata “colpita da una decina di droni kamikaze”, aerei civili dotati di esplosivi che sarebbero stati “lanciati sul sito militare e sull’aeroporto”. A terra, un numero imprecisato di persone con armi di ogni tipo, tra cui diversi lanciarazzi Rpg, avrebbe provato a violare il compound, non riuscendo pare ad entrare nell’edificio.
L’attacco non è stato rivendicato, ma il modus operandi, in particolare l’uso di droni, e il suo grado di coordinamento sembrano indicare la responsabilità Jnim, la branca saheliana di Al-Qaeda guidata dal maliano Iyhad ag Ghali, anche se è lo Stato islamico del grande Sahara (Isgs) a essere tradizionalmente attivo nella vicina regione.
“La priorità à assoluta resta la sicurezza del personale italiano e dei nostri militari della Missione italiana di supporto in Niger (Misin), che non risultano coinvolti” ha detto ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto in una nota, aggiungendo di essere in contatto con lo Stato maggiore, il Covi e l’Aise. L’aeroporto civile di Niamey non è la base della missione militare italiana in Niger, Misin, né il quartier generale del contingente russo Africa Corps, che si trovano entrambi negli hangar dell’aeroporto militare.


