Silvia Romano coinvolta in una sparatoria con al-Shabaab. Lo scrive (senza prove) The Star

di Raffaele Masto

Il giorno dopo la richiesta dell’Italia di una rogatoria sulle indagini per il sequestro in Kenya di Silvia Romano, un quotidiano di Nairobi, The Star, ha scritto che la cooperante italiana sarebbe rimasta uccisa in uno scontro a fuoco tra i suoi sequestratori  e i miliziani al Shabaab che se ne sarebbero impossessati e ne avrebbero ricavato un vantaggio mediatico e magari anche un sostanzioso riscatto. La notizia non è nuova, era già uscita qualche settimana fa. Ma non c’erano prove o testimonianze attendibili, era solo una ipotesi come altre che, fino all’inizio di febbraio, erano fiorite intorno al caso. Tutte rivelatesi, in mancanza di prove, solo supposizioni. Alcune di queste ipotesi erano fantasiose o, addirittura, denigratorie rispetto all’ong alla quale Silvia Romano apparteneva, o alle autorità del Kenya.

Anche a fronte di questa inquietante notizia della sparatoria i fatti rimangono quelli che conosciamo. Le ultime notizie attendibili di Silvia Romano e dei suoi sequestratori risalgono a circa il 20 di gennaio. La cooperante italiana era nella regione confinante con la Somalia, ma ancora in territorio keniano. Era stato individuato il villaggio nel quale era tenuta prigioniera, ma polizia ed esercito evitavano un blitz proprio per il timore che Silvia Romano rimanesse coinvolta nella – molto possibile – sparatoria che ne sarebbe seguita. Gli inquirenti in quella occasione avevano detto che la popolazione locale non collaborava con le autorità. Una dichiarazione che, in sostanza, voleva dire esattamente il contrario e cioè che la popolazione, di fatto, proteggeva i sequestratori che erano somali, come tutta la popolazione keniana di questa regione di frontiera spesso dimenticata o, addirittura, vessata dallo Stato centrale.

C’è ancora da dire che il bush africano di questa regione è veramente inospitale e difficile da vivere. Non c’è acqua potabile, ci sono animali selvaggi, è difficile procurarsi cibo e il caldo e l’umido sono veramente pesanti. Per sopravvivere così a lungo in questa regione non si può non avere appoggi e un sostegno logistico.

Ora, nel totale silenzio che opprime questo caso arriva la notizia della richiesta di rogatoria e della sparatoria nella quale Silvia Romano sarebbe rimasta coinvolta. Si attendono prove, in assenza delle quali nulla si può dire. Solo un’ultima cosa: quando in un sequestro piomba il silenzio può essere una buona notizia: evidentemente si sta trattando e il silenzio aiuta le trattative. Non quando, però, il silenzio è così ermetico e così prolungato.

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