“Roqia”, l’horror politico del regista algerino Yanis Koussim

di claudia
roquia

di Annamaria Gallone

Oggi vi parliamo di Roqia, il primo lungometraggio del regista algerino Yanis Koussim, presentato alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Un horror atipico ambientato tra gli anni ’90 in Algeria e il presente.

Presentato in anteprima all’82ª Mostra del Cinema di Venezia nell’ambito della Settimana Internazionale della Critica, ROQIA, il primo lungometraggio del regista Yanis Koussim, è un originale film horror.

1992. Dopo un incidente d’auto che gli ha causato un’amnesia, Ahmed torna al suo villaggio natale, dove nulla gli sembra familiare, né sua moglie né i suoi figli. Il figlio più piccolo, spaventato dal suo volto bendato, lo teme profondamente. Ogni notte, strani visitatori sussurrano litanie in una lingua sconosciuta.

Oggi. Raqi, un anziano esorcista musulmano, lotta contro l’Alzheimer e il suo discepolo è terrorizzato dal suo comportamento, dal suo vagare tormentato, mentre la violenza infiamma la città e le persone recitano litanie in lingue sconosciute. Con il vuoto della sua memoria, Raqi ha deciso di cancellare il suo passato.

Si tratta di due storie solo apparentemente separate, ma invece profondamente legate tra loro: l’amnesia che, nel 1993, colpisce l’indifeso Ahmed dopo un misterioso incidente o l’Alzheimer che, ai giorni nostri, offusca la mente di un anziano Raqi è il frutto di un’unica “maledizione” : il fondamentalismo, cioè il comportamento di coloro che professano una lettura profondamente distorta dei testi sacri.

Yanis Koussim spiega la scelta di ambientare il suo film nel Decennio Nero: “Sono cresciuto nei sanguinosi anni Novanta in Algeria, e il trauma e la paura di quel periodo persistono ancora sotto la superficie della vita quotidiana. Con Roqia, utilizzo l’horror, radicato nel realismo e nella memoria, come strumento per affrontare questo passato, preservarlo e garantire che non venga mai dimenticato”.

I diritti sono stati acquisiti dalla società francese Alpha Violet. “Siamo rimasti colpiti dalla rappresentazione viscerale del trauma storico attraverso una messa in scena suggestiva e immagini inquietanti “, hanno affermato Virginie Devesa e Keiko Funato, co-fondatrici della società.

E, personalmente, ho apprezzato il coraggio del regista di professare il suo spirito polemico attraverso l’horror di un esorcismo islamico.

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