Quei “noti ospiti” della nostra Ambasciata quando cadde Menghistu

di Marco Simoncelli

Il colonnello Menghistu finisce la sua avventura dittatoriale in Etiopia, durata 15 anni, nel 1991. I suoi due più fedeli collaboratori fuggono allora da palazzo e trovano ospitalità nella ambasciata italiana, mentre si svolge in contumacia un processo contro il loro operato. Su questa vicenda martedì 4 giugno alle ore 21 al Circolo dei Lettori, via Bogino 8, a Torino, l’ex ambasciatore italiano in Etiopia Giuseppe Mistretta discuterà con Emanuele Russo, presidente di Amnesty International Italia, e Luca Barana, ricercatore IAI, Istituto Affari Internazionali, di quella storica vicenda.

Mistretta è infatti l’autore del libro “Noti ospiti”, scritto a quattro mani con Giuliano Fragnito, che tenta di ricostruire il fatto storico, mettendo in risalto il valore umanitario della scelta italiana senza trascurare le ragioni dell’accusa che voleva la consegna dei due uomini all’autorità locale.

La vicenda ha le sue radici nella guerra fredda che negli anni ’70 coinvolse pericolosamente anche il continente africano e l’Etiopia in particolare. Menghistu si impossessò totalmente del Paese nel 1977, tre anni dopo la deposizione dell’imperatore Hailè Selassiè, quando fu ucciso il capo della giunta militare rivoluzionaria dei Derg. Fu un colpo di stato delle forze ribelli del FRDPE nel 1991 a spodestare Menghistu costringendolo a fuggire nell’accogliente Zimbabwe, dove ancora vive, sfuggendo così alla pena di morte comminatagli in Etiopia per genocidio nel 2008. Il suo regime di stampo marxista fu accusato di aver provocato la morte di oltre 100mila persone durante la repressione passata alla storia come ‘terrore rosso’.

La serata è organizzata dal CSA, Centro piemontese di Studi africani.

di Mario Ghirardi

Condividi

Altre letture correlate: