Paradiso sommerso: alla scoperta delle meraviglie nascoste nelle acque del Canale di Mozambico

di claudia

di Francisco Machava

Tra il Mozambico e il Madagascar si apre un tratto di Oceano Indiano straordinario: il Canale di Mozambico. Questo braccio d’acqua è un ecosistema unico, dove la vita marina si manifesta in tutta la sua straordinaria varietà e bellezza. E attira sub, scienziati e viaggiatori da ogni parte del mondo.

Nell’Oceano Indiano, tra la costa orientale del Mozambico e quella occidentale del Madagascar, si estende uno dei paradisi sommersi più straordinari del pianeta: il Canale di Mozambico. Questa fascia di larghezza variabile tra i 450 e i 950 chilometri, lunga circa 1.600 chilometri e profonda fino a 4.000 metri, ospita uno degli ecosistemi marini più ricchi e diversificati del mondo, rendendolo una destinazione ambita per subacquei, biologi marini e amanti della natura.

Il Canale di Mozambico è ben più di un semplice passaggio marittimo: è una vera e propria culla di biodiversità, dove le correnti calde provenienti dal settentrione s’incontrano con quelle più fredde da sud. Il fenomeno crea un ambiente ideale per la proliferazione della vita marina, che si sviluppa in una straordinaria varietà di habitat: barriere coralline, scogliere sommerse, grotte e foreste marine. Ogni immersione rivela scenari che sembrano appartenere a un altro pianeta: giardini di coralli colorati, cavità sottomarine abitate da creature misteriose e praterie di alghe che ondeggiano dolcemente seguendo il ritmo delle correnti. Questa diversità ambientale sostiene una rete ecologica complessa, in cui ogni specie svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio dell’ecosistema. Tuttavia, il Canale di Mozambico è anche un ecosistema fragile, minacciato dall’aumento delle temperature marine, dalla pesca intensiva e dall’inquinamento. Non resta che tuffarsi per scoprire il suo prezioso e fragile tesoro sommerso.



Biosphoto / Gabriel Barathieu via AFP

Creature enigmatiche

Le acque del Canale di Mozambico sono popolate da una fauna marina straordinaria, che alterna creature maestose e imponenti a piccoli tesori nascosti tra le formazioni coralline. È impossibile non rimanere affascinati dall’incontro con uno squalo balena (Rhincodon typus), il gigante buono del mare, che può superare i 12 metri di lunghezza. Nonostante le sue dimensioni imponenti, questo colosso si nutre esclusivamente di minuscole particelle di plancton, filtrandole dall’acqua attraverso la sua bocca enorme. Le acque calde e ricche di nutrienti del Canale attirano centinaia di esemplari di squali balena, offrendo ai sub uno spettacolo indimenticabile. Avvistarne uno durante la stagione delle migrazioni, tra ottobre e marzo, è un’esperienza indimenticabile che lascia senza fiato.

Non meno spettacolari sono le mante giganti (Manta birostris Walbaum), che sembrano volare sott’acqua con le loro ali sinuose, offrendo uno spettacolo di grazia ed eleganza. Con un’apertura alare che può superare i sette metri, le mante si radunano vicino alle barriere coralline, spesso nei pressi di Nosy Be (Madagascar) o dell’arcipelago di Bazaruto (Mozambico), ma anche al largo dell’isola di Mayotte (Comore), per lasciarsi pulire dai piccoli pesci che rimuovono parassiti e detriti dalle loro pelli.

Le praterie di fanerogame marine ospitano anche uno degli abitanti più rari e affascinanti del canale, il dugongo (Dugong dugon), parente del lamantino. Questo mammifero dall’aspetto placido trascorre le sue giornate nutrendosi di alghe marine, muovendosi lentamente nelle acque poco profonde vicino alla costa mozambicana, in particolare nel Parco dell’Arcipelago di Bazaruto, dove però la sua presenza si fa sempre più rara. Tra le creature più enigmatiche del Canale di Mozambico c’è un pesce preistorico che sopravvive tra le Comore e il Madagascar, il celacanto (Latimeria chalumnae), che si pensava estinto da milioni di anni fino alla sua riscoperta nel 1938. Questo “fossile vivente”, oggetto di studi scientifici, può raggiungere i due metri di lunghezza e vive a profondità comprese tra i 150 e i 700 metri. La sua biologia è unica: possiede pinne lobate che ricordano arti primitivi, una caratteristica che lo rende un simbolo dell’evoluzione tra pesci e vertebrati terrestri.

Tripudio di colori

Se i giganti del mare dominano le profondità, è nei giardini sommersi delle barriere coralline che si nascondono alcuni dei segreti più affascinanti di questo ecosistema. Le barriere del Canale di Mozambico sono un tripudio di colori e di vita, brulicanti di pesci tropicali dalle livree sgargianti. Tra i più affascinanti c’è il pesce leone, con le sue pinne a ventaglio e il corpo striato di rosso e bianco. Nonostante la sua bellezza, è una creatura pericolosa: le sue spine sono velenose e rappresentano una minaccia per chiunque si avvicini troppo.

In queste acque limpide si muove con grazia anche il “pesce angelo imperatore”, riconoscibile dalle strisce blu e gialle che striano il suo corpo. Questo elegante abitante delle barriere si nutre di spugne e piccoli invertebrati, contribuendo a mantenere l’equilibrio del fragile ecosistema. Anche il pesce pagliaccio del Mozambico (Amphiprion latifasciatus), piccolo e dai colori vivaci, è strettamente legato alle barriere coralline del Canale, dove vive in simbiosi con le anemoni di mare. La relazione è mutuamente vantaggiosa: l’anemone protegge il pesce dai predatori grazie ai suoi tentacoli urticanti, mentre il pesce pagliaccio pulisce l’anemone e lo protegge da eventuali parassiti. Curiosamente, tutti i pesci pagliaccio nascono maschi, ma alcuni possono cambiare sesso se necessario per mantenere l’equilibrio del gruppo.

Nascosti tra le rocce

Tra i molluschi più affascinanti che popolano il Canale del Mozambico, il polpo mimetico (Thaumoctopus mimicus) è noto per la sua straordinaria capacità di imitare altre specie marine, come serpenti marini, razze e persino meduse velenose. Questo mollusco utilizza il mimetismo non solo per sfuggire ai predatori, ma anche per avvicinarsi alle prede senza essere notato. La sua intelligenza e capacità di adattamento lo rendono uno degli animali più studiati dagli scienziati. Nascoste tra le rocce e i coralli, si possono incontrare anche le aragoste spinose, che con le loro lunghe antenne esplorano incessantemente l’ambiente circostante. Nello stesso habitat si può incontrare il gambero mantide (Odontodactylus scyllarus), chiamato anche “gambero pavone” per i suoi colori sgargianti: un crostaceo predatore dotato di potenti chele che può utilizzare per spezzare gusci di molluschi o persino rompere vetri di acquari. Le sue chele si muovono a velocità incredibile, creando onde d’urto in grado di stordire le prede. Oltre alla sua forza, il gambero mantide possiede una vista eccezionale: i suoi occhi composti sono tra i più complessi del regno animale e gli permettono di vedere la luce ultravioletta e la polarizzazione.

Octopus (Octopus sp) displaying in the lagoon, Mayotte, Indian Ocean. Biosphoto / Gabriel Barathieu (Photo by Gabriel Barathieu / Biosphoto / Biosphoto via AFP)

Non meno emozionante è l’incontro con una tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata) che nidifica sulle spiagge del Mozambico. La sua dieta principale è costituita da spugne di mare, che spesso contengono tossine letali per altri predatori. La tartaruga embricata è tuttavia in grado di digerirle senza problemi, accumulando le tossine nel proprio corpo. La raccolta, illegale, del suo carapace, utilizzato per la produzione di oggetti decorativi, rappresenta una seria minaccia alla sua sopravvivenza.

Le minacce dell’uomo

Una delle specie più importanti dal punto di vista economico e alimentare, il tonno pinna gialla (Thunnus albacares) è un pelagico che attraversa le acque del Canale di Mozambico in grandi banchi. Può raggiungere i due metri di lunghezza e pesare oltre 200 chili. Sebbene siano una prelibatezza molto ricercata dai pescatori, osservare una di queste creature nel suo habitat naturale è un’esperienza che arricchisce ogni immersione. Ma le meraviglie del Canale di Mozambico non si fermano alla fauna. Sui fondali si estendono vere e proprie foreste sottomarine di alghe brune, che ondeggiano con grazia seguendo le correnti. Queste piante marine svolgono un ruolo fondamentale nel ciclo dell’ossigeno, oltre a offrire rifugio a una moltitudine di specie ittiche, che trovano protezione tra i loro rami sommersi. Più in profondità, oltre i 200 metri, si celano i coralli neri, una rarità di queste acque. Essi crescono lentamente e formano intricate strutture che offrono rifugio a pesci di profondità e altre creature marine. La loro presenza è un indicatore della buona salute dell’ecosistema, ma sono anche estremamente fragili e vulnerabili alle variazioni ambientali.

Sul fondo del Canale, le sabbie nascondono un altro tipo di tesoro: minerali preziosi come titanio, zirconio e rutilo. E immensi giacimenti di gas metano, come quelli scoperti al largo del Mozambico settentrionale. Questi elementi rappresentano una risorsa importante ma anche una potenziale minaccia, poiché l’estrazione mineraria e quella degli idrocarburi può mettere a rischio l’equilibrio ecologico della regione. Non solo. Il cambiamento climatico, l’inquinamento e la sovrapesca stanno già minacciando questo fragile ecosistema. Proteggere il Canale di Mozambico significa preservare non solo una delle meraviglie naturali più straordinarie dell’Africa, ma anche garantire che le generazioni future possano continuare a esplorare e a meravigliarsi davanti a questo tesoro sommerso.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di 2/2025 della rivista Africa. Per acquistare una copia clicca qui, o visita l’e-shop.
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