Londra: il mondo di Sophie

di Matteo Merletto
Mary Sibande, I Put A Spell On Me, 2009. Copyright of the artist

Mary Sibande, classe 1982, è una figura prominente della scena artistica sudafricana contemporanea. Figlia, nipote e bisnipote di donne impiegate come domestiche nel Sudafrica dell’apartheid, ha “inventato” Sophie, che è a sua volta una colf ma con l’attitude di una supereroina, ed è diventata la protagonista – sotto forma di statuine o fotografie – di moltissimi dei suoi lavori. Attraverso questo avatar artistico, Sibande mette in scena la rabbia e la riflessione identitaria in una dimensione soggettiva e collettiva che attraversa il mondo postcoloniale e il presente della Nazione Arcobaleno. Sophie, è stato osservato, ha sempre gli occhi chiusi. «Se li aprisse –ha spiegato l’artista – finirebbe col tornare indietro, a pulire e spolverare».

A partire dalla Biennale di Venezia del 2011, per ampliare la ricerca e la sua narrazione, Sibande ha affiancato al suo avatar nuove figure. Per esempio, la donna (non casualmente) vestita di viola di A Reversed Retrogress, che qualcuno ricorderà al British Museum di Londra in occasione della collettiva dedicata al Sudafrica nel 2016. La scelta del viola è una citazione della purple rain protest, celebre protesta anti-apartheid che ebbe luogo a Città del Capo nel 1989.

In quest’ultima parte dell’anno, a darci la possibilità di incontrare da vicino il mondo di Sophie, tra vecchie e nuove opere, è ancora Londra. In coincidenza con “1-54 Contemporary African Art Fair”, la Somerset House ospita infatti la prima grande retrospettiva inglese dedicata a Mary Sibande. Si intitola, appunto, Mary Sibande: I Came Apart at the Seams. Parla di identità, memoria, colore e libertà. Temi locali e globali, declinabili ovunque in questi tempi difficili. Dal 3 ottobre al 5 gennaio 2020.

Sito web: www.somersethouse.org.uk

(Stefania Ragusa)

Mary Sibande, Living Memory, 2011. Copyright of the artist

Mary Sibande, Living Memory, 2011. Copyright of the artist

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