La presidente Hassan: “le proteste sono una cattiva immagine della Tanzania”

di claudia
Samia Hassan

La capacità della Tanzania di ottenere finanziamenti dalle istituzioni internazionali potrebbe incontrare difficoltà a causa della sua reputazione globale compromessa. È questo l’allarme lanciato dalla presidente tanzaniana, Samia Suluhu Hassan, durante il giuramento del suo nuovo gabinetto di ministri e dopo le controverse elezioni del mese scorso.

Hassan, 65 anni, è stata dichiarata vincitrice con una percentuale superiore al 96% alle elezioni di ottobre, segnate da scontri con le forze di sicurezza per l’esclusione dei suoi principali sfidanti, e durante il suo discorso non ha specificato che cosa avrebbe danneggiato l’immagine della Tanzania. Tuttavia, è facile intuirlo: gruppi per i diritti umani, partiti di opposizione, ma anche organizzazioni decisamente al di sopra delle parti come l’Unione africana e le Nazioni Unite, hanno definito la prova elettorale “non credibile” e condannato la muscolare risposta della polizia tanzaniana alle proteste esplose il giorno del voto e andate avanti per diversi giorni, durante le quali centinaia, se non migliaia, di persone hanno perso la vita. Secondo diversi report, i morti potrebbero essere tra i 3.000 e addirittura i 10.000, cifre che il governo contesta completamente, ritenendole esagerate.

Durante il giuramento dei ministri (tra cui c’è il neoministro della Salute, Mohamed Omary Mchengerwa, genero della presidente e per ruolo oggi unico responsabile della pubblicazione dei dati ufficiali del governo sulle violenze post-elettorali) nella capitale amministrativa Dodoma, martedì, ha esortato i funzionari a concentrarsi invece sulla raccolta di fondi da fonti nazionali: “Dipendiamo dall’esterno: prestiti da varie istituzioni internazionali, banche internazionali, quello che è successo nel nostro Paese ha un po’ distrutto la nostra immagine” ha detto Hassan, restando sul vago e aggiungendo che “ciò potrebbe compromettere la nostra reputazione di riuscire a ottenere prestiti più facilmente, come abbiamo fatto nel nostro primo mandato. La cattiva immagine che ci siamo dati potrebbe farci tornare indietro”. A giugno, il ministero delle Finanze ha dichiarato di aver pianificato un indebitamento esterno di 8,7 trilioni di scellini tanzaniani (3,6 miliardi di dollari) nell’anno fiscale 2025/26 (luglio-giugno). Nel bilancio 2024/25 ha stimato le sovvenzioni esterne e i prestiti agevolati previsti a 5,13 trilioni di scellini.

Hassan ha promesso di indagare sulla violenza elettorale e la scorsa settimana ha espresso le sue condoglianze alle famiglie in lutto, ma la verità è che, parole e promesse a parte, la violenza non si è mai fermata dal giorno del voto. Ha soltanto cambiato forma: secondo diverse testimonianze, video e immagini raccolte da gruppi di attivisti keniani solidali con i loro colleghi tanzaniani, attivisti che si richiamano alla leadership di Boniface Mwangi, molto noto in Africa orientale e candidatosi alle elezioni presidenziali keniane del 2027, oggi è il momento della repressione mirata, che si concentra su alcuni villaggi e municipalità particolari, con decine di morti ogni giorno.

“Le forze di sicurezza e presunti mercenari ugandesi hanno sparato a migliaia di manifestanti disarmati con munizioni vere”, ha accusato Mwangi riferendosi alle manifestazioni. E ha aggiunto “I feriti sono stati rapiti dagli ospedali e giustiziati. I corpi sono scomparsi dagli obitori, inceneriti, schiacciati nelle fabbriche o sepolti in fosse comuni. La polizia ha persino dissotterrato cadaveri già sepolti per nascondere le prove”. Sarebbero attualmente oltre 5.000 i tanzaniani detenuti illegalmente.

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