La Guinea verso un referendum costituzionale controverso

di claudia

Si conclude la campagna per il referendum costituzionale di domenica 21 settembre in Guinea quando 6,7 milioni di elettori saranno chiamati alle urne per decidere sulla nuova carta fondamentale. Guidata dalla giunta golpista di Mamadi Doumbouya dal 2021, la Guinea si prepara quindi a una tappa decisiva della sua configurazione istituzionale.

La Carta transitoria, adottata dopo la caduta di Alpha Condé, proibiva qualsiasi candidatura da parte dei membri della giunta. Tuttavia, il nuovo testo elimina questa clausola, alimentando le polemiche su una manovra volta a consolidare il potere. Il progetto di Costituzione estende il mandato presidenziale da cinque a sette anni, rinnovabile una sola volta, e prevede la creazione di un Senato, un terzo dei cui membri sarebbe nominato direttamente dal capo dello Stato.

Dall’esilio, l’oppositore Cellou Dalein Diallo ha chiesto il boicottaggio di quella che definisce una “farsa elettorale”, mentre il suo partito Ufd e l’Rpg dell’ex presidente Condé sono temporaneamente sospesi, il che li priva di una campagna ufficiale. Diversi attivisti sono stati arrestati o sono scomparsi in circostanze oscure.

Preparato dal Consiglio nationale di transizione, dopo consultazione nazionale, il testo di Costituzione prevede tra l’altro: riaffermazione della nostra sovranità sulle risorse naturali, il riconoscimento delle lingue madri e l’obbligo per lo Stato di tradurre i testi normativi per una migliore comprensione, la neutralità e la spersonalizzazione della pubblica amministrazione, la concessione di una quota di almeno il 30% alle donne nei processi decisionali e nelle cariche elettive nazionali, regionali e locali, maggiore attenzione per i disabili, gli anziani, i giovani, la protezione degli interessi nazionali contro l’acquisizione o il trasferimento di vaste aree di terreno da parte di persone fisiche o giuridiche, nazionali o straniere.

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