Il governo keniano ha accusato i manifestanti antigovernativi di aver orchestrato un tentativo di colpo di Stato, dopo le violente proteste che mercoledì hanno scosso 23 delle 47 contee del Paese e causato almeno 16 morti. Lo ha dichiarato ieri il ministro dell’Interno Kipchumba Murkomen, che ha anche difeso l’operato della polizia durante gli scontri.
Le proteste, organizzate principalmente sui social media per commemorare l’anniversario delle manifestazioni contro le tasse dell’anno scorso, hanno visto migliaia di giovani scendere in piazza per denunciare brutalità delle forze dell’ordine e cattiva gestione del governo. I cortei si sono trasformati in atti di violenza, con attacchi a due stazioni di polizia e saccheggi diffusi in varie zone della capitale Nairobi, dove numerosi negozi sono stati presi d’assalto.
Murkomen ha annunciato che la polizia analizzerà le registrazioni delle telecamere di sicurezza per identificare i responsabili dei saccheggi e procedere con gli arresti. “Il governo è dalla parte della polizia”, ha dichiarato il ministro, negando abusi da parte degli agenti.
Secondo la Commissione nazionale per i diritti umani del Kenya, organismo finanziato dallo Stato, il numero dei morti nelle proteste di mercoledì è salito a 16. Almeno 20 persone risultano ancora disperse a distanza di un anno dalle violenze del 2024, quando i manifestanti assaltarono il Parlamento e furono uccise oltre 60 persone.
In previsione delle manifestazioni, mercoledì le autorità avevano circondato con filo spinato la sede del Parlamento e l’ufficio del presidente, impedendo l’accesso ai manifestanti. Nonostante le misure di sicurezza, le proteste hanno evidenziato un crescente malcontento popolare verso la presidenza di William Ruto, con numerosi slogan che ne chiedevano le dimissioni.



