In Africa le mine continuano a uccidere

di claudia

di Enrico Casale

Il continente africano continua ad essere uno dei territori più colpiti da mine e residuati bellici, in particolare nel Nordafrica. Il Landmine Monitor 2025 lancia un monito: per cambiare le cose occorrono maggiori investimenti nella bonifica.

L’Africa rimane uno dei continenti maggiormente colpiti da mine e residuati bellici, con aree dove la contaminazione rappresenta ancora oggi un ostacolo decisivo allo sviluppo. Il Landmine Monitor 2025 segnala come il Nordafrica concentri alcune delle zone più vaste e difficili da bonificare al mondo: lungo l’asse El-Alamein-al Maghroun si estende infatti un campo minato risalente alla Seconda guerra mondiale, rimasto in larga parte intatto e responsabile di un numero ancora significativo di incidenti tra civili e operatori umanitari . La presenza di questi ordigni blocca l’accesso alle terre agricole, limita la mobilità delle comunità rurali e frena la realizzazione di nuove infrastrutture.

Accanto all’eredità dei conflitti del passato, molte crisi contemporanee hanno aggravato il bilancio delle vittime. In Libia, il monitor segnala un forte aumento dei civili uccisi e feriti nel 2024 in seguito alla dispersione di ordigni esplosivi generata dai combattimenti tra milizie e forze regolari, un dato confermato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità . La situazione resta particolarmente critica nei centri urbani dove gli scontri hanno lasciato dietro di sé trappole esplosive e mine improvvisate.

Oltre al Nordafrica, anche Africa orientale e regioni dei Grandi Laghi continuano a convivere con una contaminazione estesa. In Sud Sudan, Somalia e Repubblica Democratica del Congo lo sminamento procede, ma a un ritmo insufficiente rispetto alla vastità dei territori colpiti. La presenza di mine rallenta gli interventi umanitari, impedisce il ritorno degli sfollati e ostacola la riapertura delle rotte commerciali interne. Le autorità nazionali, spesso prive di risorse adeguate, dipendono dal sostegno internazionale per la bonifica e per l’assistenza alle vittime.

Il rapporto sottolinea come, nonostante i progressi tecnologici e i nuovi metodi di rilevamento testati in alcune regioni , l’Africa continui a registrare un numero elevato di nuove vittime ogni anno. Per ridurre l’impatto degli ordigni inesplosi, il Monitor raccomanda un incremento degli investimenti nella bonifica, programmi di educazione al rischio e un rafforzamento dei servizi sanitari dedicati alla riabilitazione delle persone colpite.

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