di Céline Camoin
Un nuovo rapporto della Global Initiative rivela come gruppi armati e reti criminali alimentino guerre e insicurezza in Africa occidentale attraverso traffici di armi, oro, bestiame e droghe sintetiche.
Le economie illecite sostengono le dinamiche di conflitto in tutta la regione dell’Africa occidentale, caratterizzata da un profondo dinamismo economico ma anche da una persistente insicurezza.
“I gruppi armati, che si tratti di organizzazioni estremiste violente, gruppi criminali o insorti, gestiscono una serie di economie illecite, dal traffico di armi e il commercio illecito di carburante e motociclette al furto di bestiame, ai rapimenti, alle estorsioni e al commercio illecito di oro”, sottolinea l’Ong Global Initiative against transitional organised crime, in un nuovo rapporto. I gruppi armati si dedicano a economie illecite per tre obiettivi principali: generare profitti; ottenere risorse operative (ad esempio carburante, veicoli o motociclette); e rafforzare la propria legittimità all’interno delle comunità in cui operano. A complicare la risposta, evidenzia, alcune economie illecite sono anche mezzi di sussistenza essenziali per la regione.
Nella mappa aggiornata dei principali centri delle economie illecite nell’Africa occidentale e in alcune parti dell’Africa centrale, sottolineando il legame tra criminalità organizzata, conflitti e instabilità nella regione, si apprende che cinque mercati illeciti presentano i legami più forti con l’instabilità: estorsione e racket della protezione, traffico di armi, furto di bestiame, rapimenti e commercio illecito di oro. In uno su cinque centri illeciti della regione (70 su 350 identificati), le economie illecite svolgono un ruolo significativo come motore di conflitti, violenza e instabilità. Estorsioni e racket della protezione sono particolarmente diffusi (54%) nei centri che alimentano significativamente l’instabilità e in quelli che forniscono finanziamenti, risorse e legittimità ai gruppi armati. Dalle organizzazioni estremiste violente che tassano i pastori ai banditi che chiedono “commissioni”, l’estorsione è diventata una forma di governo parallelo, che collega le comunità ad attori armati e consolida l’autorità concorrente.
Risulta inoltre che il traffico di droghe sintetiche è l’economia illecita più diffusa nella regione e si sta diffondendo rapidamente. Destano maggiore preoccupazione gli oppioidi sintetici, tra cui il tramadolo e il “kush”, una droga sintetica che spesso contiene nitazeni.

Il traffico di armi è la forma di attività illecita più comune nei centri più strettamente legati all’instabilità della regione. Tuttavia, l’evoluzione del panorama dei conflitti ha portato a un cambiamento nelle rotte del traffico di armi, ad esempio l’intensificarsi dei combattimenti nel Mali settentrionale, che ha interrotto le rotte di lunga data dalla Libia, e la guerra in Sudan, che sta alimentando la proliferazione di armi sempre più sofisticate verso il Ciad.
Il furto di bestiame, un tempo crimine rurale, è oggi economia di guerra. Gruppi armati razziano mandrie, impongono “tasse” e vendono bestiame rubato oltre confine, in particolare tra Burkina Faso, Ghana e Costa d’Avorio, trasformando il bestiame in una fonte di denaro e di controllo.
L’oro finanzia i combattenti e sostiene i minatori. In Mali, Burkina Faso e Niger, molti siti di estrazione dell’oro fungono anche da centri per il traffico di armi e droga, rendendo il metallo prezioso sia una fonte di sostentamento che un fattore di instabilità.

I rapimenti sono diventati un’industria regionale, confondendo i confini tra criminalità e guerra. In tutta la regione, organizzazioni estremiste violente e altri gruppi armati li considerano sia una fonte di reddito che un mezzo di ritorsione, uno strumento per finanziare le loro campagne e rafforzare la presa sulle comunità. Con il forte aumento dei casi negli ultimi anni, i rapimenti sono diventati uno dei segnali più visibili, e preoccupanti, della crescente insicurezza nell’Africa occidentale.
Sono sempre più numerose le prove che la zona di confine tra Burkina Faso, Ghana e Costa d’Avorio sia un centro di rifornimento per il gruppo estremista violento Jama’at Nasr al-Islam wal-Muslimin (Jnim, gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani). Il posizionamento dello Jnim nel Burkina Faso settentrionale e orientale radica ulteriormente il gruppo in economie illecite, in particolare attraverso un maggiore controllo degli assi stradali, che generano risorse per sostenere le sue operazioni e la sua governance.
L’area trifrontaliera tra Burkina Faso, Costa d’Avorio e Ghana sia diventata un centro illecito sempre più importante per lo Jnim. L’unità Jnim attiva in quest’area, la Katiba Banfora, ha riconcentrato i suoi sforzi sul finanziamento e l’approvvigionamento di risorse piuttosto che sull’espansione delle operazioni del gruppo, a seguito di una diffusa repressione militare da parte della Costa d’Avorio in seguito a un mortale attacco dello Jnim ai suoi soldati nel 2020. Il contrabbando transfrontaliero, essenziale per l’approvvigionamento del gruppo armato, include carburante e motociclette, importati attraverso i porti costieri, in particolare in Ghana, e poi trasportati verso nord.
L’area trifrontaliera svolge anche un ruolo importante nel finanziamento dello Jnim: migliaia di capi di bestiame, rubati dai focolai di conflitto nel Mali centrale o nel Burkina Faso settentrionale, transitano attraverso quest’area per essere rivenduti sui mercati della Costa d’Avorio e del Ghana tramite intermediari. Il gruppo trae risorse anche dall’estrazione artigianale dell’oro nelle zone burkinabè e ivoriane della triplice frontiera.

La ripresa del conflitto nel Mali settentrionale ha sconvolto le economie illecite, tra cui il traffico di armi e il contrabbando di migranti, e indebolito i flussi di risorse verso i gruppi armati non statali, in particolare i proventi del settore dell’oro.
L’aumento dei rapimenti e degli attacchi contro le imprese potrebbe essere parte delle tattiche del JNIM per condurre una guerra economica nel Mali meridionale. La regione di Kayes, ricca di oro nel Mali sudoccidentale, è vulnerabile allo sfruttamento del settore aurifero da parte del JNIM. I rapimenti a scopo di estorsione contro i minatori cinesi potrebbero diventare uno dei mezzi di guadagno del gruppo. Un’escalation prolungata della violenza nel Mali meridionale potrebbe aumentare i movimenti legati alla tratta di esseri umani lungo le rotte marittime dalla Mauritania, dal Senegal, dalla Guinea e dalla Guinea-Bissau verso le Isole Canarie.
Nel nord-est della Nigeria, la crescente influenza dei Boko Haram (Jama’tu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad), che ha conquistato territori allo Stato Islamico nell’Africa occidentale, ha forti implicazioni per le comunità. Sta ricorrendo a tattiche significativamente più violente.
Il rapporto elenca una serie di raccomandazioni, utili per contrastare la piaga dei gruppi armati. Formalizzare e sostenere il settore dell’estrazione artigianale dell’oro ed evitare divieti e repressione violenta. Dare priorità alle risposte al furto di bestiame, anche rafforzando la regolamentazione del settore zootecnico. Comprendere e affrontare le motivazioni non finanziarie alla base dei rapimenti da parte di gruppi armati, inclusa la percezione dei membri della comunità come informatori dello Stato. Rafforzare i sistemi di gestione delle armi e i controlli sulle esportazioni di armi. Migliorare i sistemi informativi per arginare la rapida diffusione delle droghe sintetiche. Rafforzare il supporto alle comunità vicine ai parchi nazionali, vulnerabili alle infiltrazioni dei gruppi armati.



