Il governo sudanese ha respinto le conclusioni adottate dal Consiglio dell’Unione europea sulla situazione in Sudan, accusando Bruxelles di voler conferire legittimità alle Forze di supporto rapido (Rsf) e di ignorare le violazioni commesse contro i civili. In un comunicato diffuso ieri, il ministero degli Esteri di Khartoum ha denunciato “l’approccio errato” del Consiglio europeo, sostenendo che le sue conclusioni riflettono “programmi contrastanti di Stati che antepongono i propri interessi alla pace del Sudan”.
Il 20 ottobre, il Consiglio europeo aveva definito il conflitto in Sudan “una grave minaccia per la stabilità e la sicurezza della regione”, annunciando l’intenzione di “coinvolgere tutte le parti” nel processo politico, pur “senza legittimare alcuna struttura di governo al di fuori di una transizione civile inclusiva”. Bruxelles ha anche espresso disponibilità ad aumentare il proprio impegno se emergeranno progressi concreti verso un cessate il fuoco e una mediazione duratura.
Il governo sudanese ha ribadito che la propria apertura alla cooperazione internazionale “non implica l’accettazione di alcuna parte che non rispetti la sovranità e l’integrità territoriale del Paese”, rifiutando qualsiasi equiparazione “con una milizia razzista e terrorista” come la Rsf.
Khartoum ha accusato il Consiglio europeo di ignorare l’assedio di El Fasher da parte delle Rsf e l’uso della fame, degli sfollamenti e della violenza contro i civili come “armi di guerra”. Ha inoltre criticato Bruxelles per non aver esercitato pressioni sulle milizie “affinché rispettino le risoluzioni internazionali invece di approfittare delle tregue per riorganizzarsi”.
Il ministero ha ricordato gli sforzi del governo per facilitare le operazioni umanitarie, compresa l’apertura di corridoi di aiuto, “riconosciuti e apprezzati dalle organizzazioni internazionali”.



