Sono ormai più di un centinaio i siti Unesco riconosciuti come Patrimonio mondiale situati in Africa. Gioielli culturali, storici e naturalistici da visitare almeno una volta nella vita. A questa lista di recente ne sono stati aggiunti due: l’isola di Tiwai, in Sierra Leone e l’arcipelago delle Bijagos, isole al largo della costa della Guinea-Bissau.
L’isola di Tiwai, in Sierra Leone, un habitat naturale unico con una delle più alte concentrazioni di primati al mondo, è stata inclusa nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco grazie al lungo lavoro dell’attivista locale Tommy Garnett e della sua organizzazione. Lo ha deciso il Comitato Unesco, riunitosi ieri a Parigi.
Tiwai, una piccola isola di soli 12 chilometri quadrati nel fiume Moa, fa parte del complesso Gola-Tiwai, che comprende anche il Parco nazionale della foresta pluviale di Gola, ed è il primo sito Patrimonio dell’umanità Unesco in Sierra Leone: “È un gioiello di biodiversità, un rifugio per specie rare e un modello di gestione basata sulla comunità” ha detto la direttrice generale dell’Unesco, Audrey Azoulay.
Tiwai è famosa per ospitare 11 specie di primati, tra cui lo scimpanzé occidentale, in via di estinzione, il colobo e il cercopiteco Diana, ma ospita anche l’ippopotamo pigmeo e l’elefante africano delle foreste, il cui numero è in rapido declino.
A metà degli anni Novanta, durante la guerra civile in Sierra Leone, l’isola era sull’orlo della distruzione: gli alberi venivano abbattuti, era terreno di combattimenti e la fauna era minacciata dal conflitto. Tuttavia, grazie all’impegno di Garnett e della sua organizzazione, l’Ecology foundation for Africa (Efa), è stato possibile salvare il territorio dalla distruzione totale: negli ultimi due decenni, la Efa ha piantato più di 2 milioni di alberi, di cui 500.000 tra il 2020 e il 2023, ed investito anche nella narrazione di Tiwai come paradiso da preservare.

Il secondo sito africano dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’Unesco è l’arcipelago delle Bijagos, isole al largo della costa della Guinea-Bissau. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, la Comunicazione e l’Informazione ne ha riconosciuto “il suo ambiente naturale unico”, secondo l’ufficio di rappresentanza Unesco in Guinea-Bissau. La decisione è stata presa ieri durante la 47esima sessione del Comitato Unesco per il patrimonio mondiale, a Parigi.
L’arcipelago, composto da 88 isole per una superficie totale di oltre 10.000 chilometri quadrati, è noto per la sua ricca biodiversità e le tradizioni preservate delle comunità locali. Secondo l’Unesco, qui vivono specie rare come tartarughe verdi e liuto, lamantini e delfini, ma anche 870.000 specie diverse di uccelli migratori. Di particolare importanza è l’isolotto di Poilau, uno dei principali siti di nidificazione delle tartarughe marine al mondo. L’arcipelago comprende anche mangrovie e zone intertidali, che svolgono un ruolo fondamentale nell’ecosistema della regione.
Il primo tentativo di includere l’arcipelago nella lista del Patrimonio mondiale risale al 2012, ma all’epoca mancavano le motivazioni scientifiche e la partecipazione della popolazione locale: nel corso degli anni, sono state condotte ricerche su larga scala e si è tenuto conto degli interessi della popolazione. L’arcipelago è stato dichiarato riserva della biosfera dall’Unesco nel 1996 e ora ufficialmente iscritto come Patrimonio mondiale dell’umanità, un nuovo status che dovrebbe contribuire a preservare gli ecosistemi e a sviluppare un turismo sostenibile. Solo una ventina di isole sono abitate in modo permanente.

Foto di apertura: l’arcipelago delle Bijagos, Guinea Bissau.



