Human Rights Watch (Hrw) ha accusato le forze di sicurezza camerunensi di aver fatto uso di forza letale, commesso omicidi e detenuto arbitrariamente centinaia di persone nel corso della repressione delle proteste post-elettorali seguite alle contestate elezioni del 12 ottobre.
Secondo un rapporto pubblicato a Nairobi, polizia e gendarmi hanno sparato proiettili veri e lanciato gas lacrimogeni per disperdere le manifestazioni dell’opposizione, che contestano la rielezione del presidente Paul Biya, 92 anni, dichiarato vincitore il 27 ottobre con il 53,66% dei voti. Diverse fonti riferiscono di decine di feriti e numerosi morti: fonti Onu parlano di 48 vittime, mentre i gruppi di opposizione stimano 55. Il bilancio ufficiale parla invece di 16 morti e 800 persone fermate dalle forze dell’ordine.
Hrw ha raccolto testimonianze di 20 testimoni tra familiari delle vittime, avvocati e membri dell’opposizione, documentando casi di omicidi, feriti e arresti arbitrari in varie città. Tra i detenuti, molti sono minorenni e circa 2.000 persone risultano trattenute in tutto il Paese senza essere state presentate a un giudice.
“I leader politici devono invitare i propri sostenitori a respingere la violenza e le autorità devono immediatamente indagare e perseguire le forze di sicurezza responsabili”, ha dichiarato Ilaria Allegrozzi, ricercatrice senior di Hrw per l’Africa. Hrw ha inoltre chiesto la liberazione immediata di tutti coloro trattenuti per proteste pacifiche e il pieno rispetto del giusto processo, compresi diritti a cauzione e a un processo rapido ed equo. Il principale sfidante di Biya, Issa Tchiroma Bakary, si era dichiarato vincitore e aveva denunciato una frode diffusa.

Il governo, attraverso il ministro della Comunicazione Rene Emmanuel Sadi, ha difeso le operazioni di sicurezza, parlando di “raduni illegali, posti di blocco e folle violente” e avvertendo che “chi fomenta disordini dovrà affrontare tutta la forza della legge”.
Il presidente Biya, capo di Stato più longevo al mondo, governa il Camerun dal 1982 e ha abolito i limiti ai mandati presidenziali nel 2008.
Anche l’Union pour le Changement 2025 (Upc 2025, Unione per il cambiamento) ha dichiarato che 353 persone sono attualmente detenute nella prigione di Prison de Ngoma (PK-19) a Douala, in relazione alle tensioni che hanno scosso il Camerun dopo le elezioni del 12 ottobre. Lo riporta il sito Journalducameroun.com che rilancia un rapporto pubblicato dal dell’Upc 2025.
La formazione stima che si trovino in detenzione giovani di 15-20 anni, adulti e donne fino a 52 anni, e viene motivato con l’obiettivo di “dare una esistenza amministrativa” a ogni detenuto e prevenire scomparse improvvise.



