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GLOBAL AFRICA – Mario Giro

    GLOBAL AFRICA - Mario Giro

    Mario Giro ▸ Se la magia nera rinasce in chiesa

    di Pier Maria Mazzola 7 Settembre 2018
    Scritto da Pier Maria Mazzola

    C’è una realtà nient’affatto trascurabile nel tessuto sociale di praticamente tutta l’Africa subsahariana odierna: le Chiese pentecostali e “sette” varie. Un mondo ramificato e in costante movimento, che in tanti casi perpetua una “religione della paura”.

    È un mondo in ebollizione, in continuo sviluppo. Il pentecostalismo nel mondo è passato da zero a mezzo miliardo di fedeli in un secolo, molti fra questi in Africa. Si pensa in genere a “sette” dal forte carattere coesivo, ma i pentecostali sono di molti tipi diversi. Una gran parte delle denominazioni fa leva sull’autostima delle persone, utilizzando la morale (non bere, non fare sesso fuori dal matrimonio, ecc.) come forma di ricostruzione della personalità. In questo senso devono essere guardate come collettività che coinvolgono soggettivamente il fedele, non solo masse rumorose che urlano.

    L’immagine del “pastore-profeta” che grida a squarciagola e canta non è sufficiente a descriverle. Non si tratta solo di una questione comunicativa. Da una parte è molto utilizzato il senso magico del panteismo: Dio è dovunque, e ogni gesto, accadimento, evento della vita può essere riportato alle “forze divine” o a quelle contrarie ad esse. Ecco allora le preghiere per le guarigioni – basate su un bisogno reale, quello di guarire dalla malattia – che tuttavia divengono preghiere per la “liberazione” dagli spiriti maligni.

    In Africa ciò è strettamente legato all’ossessione per la stregoneria: una guerra spirituale che vede il male dappertutto. Si tratta di “una religione della paura”, dove occorre “dare la caccia allo stregone”. Ogni fedele è invitato a cercarne i segni attorno a lui, nel suo ambiente, in famiglia. In questa maniera, indicandola come nemico perfetto, la stregoneria riacquista valore: la demonizzazione degli spiriti pagani ne consacra il potere. Così, parallelamente ai pentecostali, si va rinvigorendo un mondo della magia nera prima in difficoltà.

    Ne escono rafforzati anche pregiudizi ancestrali: contro gli albini, contro i bambini-stregoni, contro gli anziani-stregoni che rubano la vita. È un vecchio problema dell’Africa, che oggi rivive sotto nuova forma, prolungato dalle sette. In Benin, per esempio, prima della colonizzazione i cosiddetti “bambini stregoni” venivano esiliati e affidati alla tribù dei Peul, che ne facevano degli schiavi a guardia delle mandrie. In seguito i discendenti di quelli che furono schiavi si sono progressivamente “etnicizzati”, divenendo un’etnia a sé stante: i Gando. Oggi purtroppo molte sette fanno rivivere l’antico pregiudizio per spiegare ciò che non sanno o non vogliono spiegare: la diversità sociale, i problemi di disadattamento, la povertà, i bambini di strada, o semplicemente per paura, gelosia o avidità. Ciò frantuma la società iniettando nuove dosi di sospetto in un tessuto già fragile.

    Su questi ed altri temi esiste un sotterraneo scontro tra le sette pentecostali e le chiese afrocristiane libere, quelle nate durante la colonizzazione, come gli harristi, i cristiani celesti, gli aladura, i kimbanguisti, ecc. Ad esempio si dibatte e ci si scontra sull’utilizzo degli oggetti “magici” adatti alla guarigione. Ma ci sono anche delle continuità tra i due mondi: spesso i pentecostali proseguono il discorso di rottura radicale col passato (sia personale che ancestrale) da cui emana la creazione di una nuova identità. Ciò è avvenuto nel passato con gli Yoruba della Nigeria mediante le Chiese afrocristiane (aladura) e prosegue oggi con i “pastori” pentecostali, come avvenuto con l’ivoirité in Costa d’Avorio nella crisi 1995-2010.

    Nel mondo frammentario e spaesato della globalizzazione, che in Africa incide duramente sulla tenuta sia dello Stato che della società, si cerca di creare nuove identità personali e collettive. A un individuo “rinato” (born again) – che non beve, compie il suo dovere, lotta contro il maligno, ecc. – può corrispondere anche un “popolo” rinato”, purificato (magari dagli stranieri). Tale disegno diviene una manipolazione nelle mani di politici senza scrupoli. Si tratta di uno dei metodi per creare di sana pianta e dare credibilità religiosa a politiche di dissidenza con il potere costituito. Ci sono casi in cui il “profeta” è anche capo di una rivolta armata o il candidato di una opposizione costituzionale. Il discorso è lo stesso: la lotta contro la corruzione, la violenza o l’accaparramento delle risorse di un potere costituito diviene lotta contro il “male” e si fa leva sull’aspetto motivazionale religioso.

    In questo caso il discorso è più “politico” e spesso si osserva l’emergere addirittura di “non-medication churches”: quelle che criticano come ciarlatani i “pastori” che promettono guarigione e propongono un discorso molto più indirizzato al progetto socio-politico. Com’è noto, vi sono le Chiese della prosperità, quelle che promettono “la vita abbondante”, molto forti (in genere si tratta di megachurches) negli ambienti della nuova borghesia africana o nelle nuove classi della “piccola prosperità”, coloro che pian piano emergono, gli “haut d’en bas” che vogliono continuare a crescere. Tra migliaia di denominazioni e varie tendenze, anche se tutte pentecostali o neo-evangelicali, la convivenza è difficile e la concorrenza spietata. L’avversario non sono solo le Chiese cattolica e protestanti ma anche la “setta” vicina, e non solo per una questione di audience.

    Le megachurches, per esempio, sono attualmente sfidate da un nuovo fenomeno: quello delle “Chiese portatili”. La megachurch (come Abundant Life Gospel, Winner’s Chapel, Christ Embassy o la Chiesa Emmanuel di TB Joshua, che ha anche un canale tivù) viene criticata da molti “pastori” a causa della mancanza di relazione personale. Si propone dunque una nuova forma di “Chiese domestiche” (house church, home church), Chiese di prossimità (da qui il termine “portatile”), un modello che si vuole più biblico e più legato al ricordo degli apostoli, contro le derive delle megachurches, soprattutto in tema di corruzione (sia per soldi che per favori sessuali) e di ricchezza sfacciata dei loro leader.

    Gli scandali a ripetizione che si sono avuti per diversi di questi “profeti” iniziano a lasciare il segno. Talvolta le megachurches sono criticate anche per il clima di “caccia alle streghe” che instillano nella società e che diviene demonizzazione degli innocenti o clima di sospetto in famiglia. Si moltiplicano in questo modo migliaia di gruppuscoli, abbastanza chiusi, che non vogliono crescere a dismisura e che si costituiscono a livello di quartiere. Un mondo in piena effervescenza con diverse linee di tendenza, varie radici e approcci diversi, ma unito da un tratto comune: una fortissima propensione al proselitismo.


    Mario Giro è docente di relazioni internazionali. Già viceministro degli Affari esteri e responsabile delle relazioni internazionali della Comunità di Sant’Egidio. Esperto in mediazioni e facilitazioni nei conflitti armati, cooperazione internazionale e sviluppo, Africa, Medio Oriente e America Latina. Autore di vari saggi e collaboratore di numerose riviste, ha recentemente pubblicato per Mondadori La globalizzazione difficile.

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