Burundi – Scontri tra militari e gruppo ribelle nel nord-ovest. 14 vittime

di Marco Simoncelli

Le forze di sicurezza del Burundi hanno ucciso 14 membri di un gruppo ribelle e sequestrato un ingente quantitativo di armi dopo pesanti scontri scoppiati nel distretto di Musigasi, nella provincia nord-occidentale di Bubanza.

Secondo quanto riportato da AlJazeera, il portavoce della polizia burundese, Moise Nkurunziza, ha dichiarato all’emittente di stato RTNB che gli uomini, provenienti probabilmente dalla vicina Repubblica Democratica del Congo (RDC), sono entrati nella provincia martedì e avevano intenzione di sferrare un attacco nella provincia nord-occidentale.

Le autorità burundesi non hanno fornito informazioni su eventuali morti o feriti dal lato delle forze di sicurezza, ma secondo testimoni e fonti amministrative sul posto citate dalla AFP, ci sarebbero state diverse vittime.

Secondo quanto riportato da Agenzia Nova, il Ministero della Sicurezza burundese ha poi precisato che i combattenti uccisi appartenevano al gruppo RED Tabara, Résistance pour un État de Droit au Burundi. Una fazione ribelle che si oppone al regime del Presidente burundese Pierre Nkurunziza ed è nata subito dopo la crisi politica del 2015.

In un messaggio pubblicato su Twitter martedì, il gruppo ribelle ha annunciato un’azione contro le autorità: “In questo 21 ottobre, data del 26mo anniversario dell’assassinio della democrazia, i valorosi combattenti Red Tabara lanciano l’inizio della resistenza per uno Stato di diritto, e ricordano che la lotta per la democrazia è più che mai d’attualità per il Burundi”, si legge nel testo segnalato sul social anche all’Unione Africana e al presidente della sua Commissione, Moussa Faki. In un tweet seguente, i Red Tabara hanno riferito dello scontro con l’esercito. “Il Burundi non è così stabile come mostra il ‘regime’ al potere”, hanno aggiunto. Secondo il sito di informazione locale Chimp Reports, circa 50 combattenti Red Tabara avrebbero partecipato all’attacco di Bubanza.

Il mese scorso, le Nazioni Unite hanno avvertito che il Burundi era a rischio di una nuova ondata di atrocità mentre si avvicinano alle elezioni del prossimo anno con una crisi politica irrisolta e un presidente sempre più rappresentato come sovrano “divino”. “Oggi è estremamente pericoloso parlare criticamente in Burundi”, ha detto il capo della Commissione Doudou Diene in una nota. “Le elezioni del 2020 rappresentano un grave rischio”, ha affermato il rapporto dell’Onu, aggiungendo che il governo stava aumentando il controllo sulle ONG e non esisteva un vero sistema multipartitico, poiché la maggior parte dei partiti è stata indebolita da “infiltrazioni” e “divisa”.

Gli scontri, riferiscono i media locali citati da Agenzia Nova, avrebbero coinvolto anche le Forze popolari del Burundi (Forebu), opposte al governo, le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr), milizie mercenarie ruandesi di etnia hutu protagoniste del genocidio con i rivali di etnia tutsi in Ruanda nel 1994 poi entrate in Burundi con il presunto consenso del presidente Nkurunziza, e le Imborenakure, le famigerate milizie in mano alle Fdlr nate dal settore giovanile del partito al potere in Burundi (il Cndd-Fdd, Consiglio nazionale per la Difesa della democrazia – Forze per la difesa della democrazia).

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