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Edizione del 19/09/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl

Rivista Africa
La rivista del continente vero
Autore

Tommaso Meo

Tommaso Meo

    FOCUS

    Il Nordafrica e quel nodo irrisolto tra investimenti e diritti

    di Tommaso Meo 19 Febbraio 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    di Valentina Giulia Milani

    La Maat Foundation ha valutato sei Paesi nordafricani sulla base degli standard internazionali su imprese e diritti umani. Nonostante i progressi legislativi, restano fragili i meccanismi di controllo e scarsa la protezione per le vittime

    Attrarre capitali, creare occupazione, rafforzare la competitività. In Nordafrica la parola d’ordine degli ultimi anni è stata crescita. Ma quanto questa crescita tiene conto dei diritti umani? È la domanda al centro del rapporto “Imprese e diritti umani in Nordafrica: come trasformare gli impegni in azioni”, pubblicato nel 2026 dalla Maat Foundation for Peace, Development and Human Rights.

    Lo studio analizza sei Paesi – Egitto, Marocco, Tunisia, Algeria, Libia e Mauritania – mettendo sotto osservazione il quadro normativo, le politiche per l’attrazione degli investimenti e l’applicazione dei Princìpi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani. Il quadro che emerge è ambivalente: negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti sul piano legislativo, ma resta ampio il divario tra dichiarazioni d’intenti e applicazione concreta.

    Quasi tutti i Paesi esaminati hanno adottato leggi sugli investimenti aggiornate e introdotto incentivi per attrarre capitali esteri. In Tunisia esiste una normativa sulla responsabilità sociale d’impresa che impone alle aziende di destinare una quota dei propri utili a progetti di sviluppo sostenibile. In Marocco è in corso l’elaborazione di un piano d’azione nazionale su imprese e diritti umani, mentre in Egitto il tema è entrato nel dibattito politico e istituzionale. Algeria, Libia e Mauritania appaiono invece in una fase più arretrata, con iniziative frammentarie e assenza di strategie strutturate.

    Il rapporto ricorda che i Princìpi guida dell’Onu, adottati nel 2011, si fondano su tre pilastri: il dovere dello Stato di proteggere i diritti umani, la responsabilità delle imprese di rispettarli e il diritto delle vittime ad accedere a rimedi effettivi. Proprio su quest’ultimo punto si concentra una delle criticità maggiori: nelle controversie tra imprese e comunità locali, l’accesso alla giustizia resta spesso complesso, costoso e poco trasparente.

    Un altro elemento centrale è la “due diligence” in materia di diritti umani, ossia l’obbligo per le imprese di valutare e prevenire i rischi legati alle proprie attività. In Nordafrica, osserva la fondazione, questo principio è ancora per lo più volontario e raramente tradotto in obblighi vincolanti o in sistemi di controllo efficaci. In molti casi le imprese si concentrano sugli standard ambientali – spesso più regolati – mentre l’impatto sociale riceve minore attenzione.

    Non mancano, tuttavia, segnali di dinamismo. L’integrazione economica continentale, attraverso l’Area di libero scambio africana, spinge verso l’adozione di standard comuni, anche in termini di sostenibilità. E in alcuni Paesi sono stati istituiti punti di contatto nazionali per promuovere la condotta responsabile delle imprese multinazionali, con funzioni di mediazione e dialogo.

    La questione di fondo resta politica. Per i governi nordafricani, impegnati a rilanciare le economie in un contesto di pressioni sociali e vincoli finanziari, la sfida è trovare un equilibrio tra attrattività per gli investitori e tutela effettiva dei diritti. Per le imprese, si tratta di integrare la responsabilità sociale non come elemento reputazionale, ma come parte integrante del modello di business.

    Il rapporto della Maat Foundation suggerisce che il tempo degli impegni formali è finito. La credibilità dei processi di sviluppo, in Nordafrica come altrove, dipenderà dalla capacità di trasformare i principi in pratiche, le promesse in meccanismi verificabili e le strategie di investimento in strumenti di inclusione reale. Perché senza diritti, la crescita rischia di restare un dato statistico, più che un progresso condiviso.

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    19 Febbraio 2026 0 commentI
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